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Agrigento è la culla del turismo siciliano. Città simbolo non solo di storia (millenaria) ma anche di arte e bellezza, che si riassume per lo più nella grande Valle dei Templi e nella storica Via Atenèa. Una città devastata dagli anni folli dell'edilizia selvaggia, con grattacieli senza senso che ne deturpano il profilo, ha saputo comunque conservare - nel proprio cuore storico - meravigliose architetture arabesche e classiche.
Fondata nel VI secolo avanti Cristo da coloni greci di origine rodi-cretese visse secoli di gloria nell'impronta della civilità ellenica. Il brusco e drammatico abbandono, seguito alla distruzione per mano degli Arabi (828 dopo Cristo), fu seguito da una lenta ricostruzione per mano dei Normanni a partire dal secolo XI in poi. Lo splendore di Agrigento non risiede quindi soltanto nei templi greci ancora visibili e intatti, ma anche nel centro storico di struttura araba ma ricco di palazzi e chiese medievali e barocche.
Agrigento ha regalato all'Italia e al mondo alcune delle menti più vivaci della cultura. Pirandello e Camilleri sono solo gli esempi più citati, ma ricordiamo certamente il drammaturgo e compositore Tony Cucchiara, il giornalista Matteo Collura, l'attore Gianfranco Jannuzzo, la cantautrice Rosa Balistreri (nata a Licata), lo scrittore Leonardo Sciascia (nato a Racalmuto) fra i tanti. Questo perchè l'agrigentino spazia con la mente altrove, si affida alla fantasia, al sognare in grande, per evadere da una realtà che è di fatto durissima. Nonostante la bellezza del territorio, infatti, i problemi legati alla disoccupazione, alla siccità, alla criminalità organizzata in passato hanno reso la vita in questa provincia difficilissima. E allora la gente di Agrigento si mostra fatalista, accomodante ma anche sognante ... per questo eccelle nelle arti, nella cultura e nello spettacolo. E dove si impegna, l'agrigentino riesce. Chi è abituato a lottare per sopravvivere non si lascia scoraggiare dalle difficoltà del mondo.
La genialità degli agrigentini si accompagna al gusto raffinato della loro gastronomia. Se verrete ad Agrigento, non mancate di assaggiare:
- i cavatelli all'agrigentina, una pasta fresca di grano duro che si condisce con pomodorini e cipolla saltati in padella a cui si aggiungono le melanzane, il basilico e la ricotta salata con un filo di olio.
- il macco di fave, una minestra ottenuta cuocendo le fave fresche e passandole in forma di crema insieme alle verdure; ottime da mangiare con il pane o anche con la pasta.
- i cialdoni, sono dei mini cannoli alla ricotta la cui cialda croccante è impastata insieme alle mandorle.
- il couscous dolce, un'opera d'arte a base di mandorle e pistacchi, opera delle mani delle monache di clausura della Abbazia di Santo Spirito. La ricetta? Un segreto da difendere a costo della vita!!
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Founded in the 6th century BC by Greek people of Rhodian-Cretan origin, it lived centuries of glory in the imprint of Hellenic civilization. The sudden and dramatic decay, following the destruction by the hands of the Arabs (828 AD), was followed by a slow reconstruction by the Normans from the 11th century onwards. The splendor of Agrigento therefore does not reside only in the Greek temples still visible and intact, but also in the historic core of Arab structure but rich in medieval and baroque palaces and churches.
Agrigento has given Italy and the world some of the most lively minds in culture. Pirandello and Camilleri are just the most cited examples, but we certainly remember the playwright and composer Tony Cucchiara, the journalist Matteo Collura, actor Gianfranco Jannuzzo, the singer-songwriter Rosa Balistreri (born in nearby Licata), the writer Leonardo Sciascia (born in Racalmuto) among many others. This is because the Agrigento native wanders with his/her mind elsewhere, relies on fantasy, on dreaming big, to escape from a reality that is in fact very harsh. Despite the beauty of the territory, in fact, the problems related to unemployment, drought, organized crime in the past have made life in this district very difficult. And so the people of Agrigento are fatalistic, accommodating but also dreamy ... for this reason they excel in the arts, culture and entertainment. And where they commit themselves, the Agrigento natives succeed. Those who are used to fighting to survive do not let themselves be discouraged by the difficulties of everyday life.
The genius of the people of Agrigento is accompanied by the refined taste of their gastronomy. If you come to Agrigento, don't miss tasting:
- cavatelli all'agrigentina, a fresh pasta made from durum wheat that is seasoned with cherry tomatoes and onion sautéed in a pan, to which aubergines, basil and salted ricotta are added with a drizzle of oil.
- macco di fave, a soup obtained by cooking fresh broad beans and pureeing them together with vegetables; excellent to eat with bread or even with pasta.
- cialdoni, are mini cannoli with ricotta whose crunchy wafer is kneaded together with almonds.
- sweet couscous, a masterpiece in pastry made with almonds and pistachios, the work of the cloistered nuns of the Abbey of Santo Spirito. The recipe? A secret to be defended at the cost of one's life!!