venerdì 9 novembre 2018

Vulcani di Sicilia ---Sicilian Volcanoes

                         photo Grazia M.  2018 --per SICILIA MC

La Sicilia è nata dai vulcani. Si trova esattamente sulla linea di scontro delle placche continentali di Europa e Africa, uno sconvolgimento della terra che genera sfoghi di gas e magma e infatti tutta l'Isola principale, ma anche i piccoli arcipelaghi intorno, sono oppure sono stati vulcani attivi. Sicuramente tutti conosciamo l'ETNA, il complesso vulcanico attivo più alto di tutta l'Europa e in costante evoluzione. La montagna sorge tra le province di Catania (di cui fa parte), Messina ed Enna ma è visibile da quasi ogni angolo di Sicilia. Si è formata circa 600.000 anni fa e oggi raggiunge e supera i 3.300 metri di altezza. Tutto intorno al suo perimetro sorgono paesi, città e campi coltivati e le sue eruzioni sono caratterizzate da esplosioni, emissioni di ceneri e colate di lava densa e lenta, che di fatto non sono sempre pericolose per la popolazione. 
Non sembra pericoloso nemmeno STROMBOLI, il vulcano situato sull'isoletta omonima delle Eolie (Messina), tra Sicilia e Calabria. Questo vulcano è più "giovane" (200.000 anni) e ha una attività continua, con una esplosione ogni 20 minuti circa e poche emissioni di colate di lava. Il paese sorge proprio alla base del suo cratere ma fino ad oggi non è stato mai minacciato seriamente. Non lontano da Stromboli sorge l'isola di VULCANO con il suo vulcano omonimo. L'intera isola emette attività vulcaniche sotto forma di gas e fanghi sulfurei, ma i crateri hanno fatto registrare poche vere eruzioni, sebbene violente, nei secoli.
Ma in Sicilia ci sono anche vulcani che non sembrano vulcani visti dall'esterno ... le SALINELLE DI PATERNO' in provincia di Catania, ovvero emissioni di acque sulfuree e di fanghi e gas che fuoriescono da un'area recintata vicino al parcheggio dell'ex stadio di calcio locale! Nei periodi di attività le fontanelle appaiono colorate con tinte bellissime ... viola, rosa, giallo ... altrimenti sono solo pozze di fango grigio. Una attività simile ma molto più violenta (causa di morti in passato) è quella delle MACCALUBE DI ARAGONA (Agrigento), vulcanetti di fango capaci di creare spettacolari e pericolose fontane.
MONTE KRONIO a Sciacca (Agrigento) è una collina alta meno di 400 metri dalla quale fuoriescono sfiati di vapore che alimentano le locali terme. Non ci sono manifestazioni eruttive violente, ma certamente si tratta di un vulcano in formazione o di quel che rimane di un vulcano antico.
Vulcani potrebbero comparire in ogni momento, in qualsiasi angolo della Sicilia. Ci sono testimonianze di antiche bocche eruttive sottomarine che oggi sono montagne (Monte Lauro, Siracusa, alto 987 metri), resti di vulcani spenti (Monte Mojo, Messina, 700 metri) ... e minacce consistenti nascoste sotto il mare: l'Isola Ferdinandea che emerse al largo di Agrigento  nel XIX secolo e oggi è sprofondata nuovamente; il Marsili, un complesso vulcanico alto più dell'Etna che però oggi si trova ancora sommerso nel Tirreno ... e che è tutt'altro che spento!


Sicily was born from the volcanoes. It is located exactly on the meeting line of the continental plates of Europe and Africa, a traumatic break of the land that generates outlets of gas and magma and in fact all the main island, but also the small archipelagos around, are or were active volcanoes. Surely we all know MOUNT ETNA, the highest active volcanic structure in Europe and constantly growing. The mountain rises between the provinces of Catania (of which it is part), Messina and Enna but is visible from almost every corner of Sicily. It was formed about 600,000 years ago and today reaches and exceeds 3,300 meters in height. All around its perimeter arise towns, cities and cultivated fields and its eruptions are characterized by explosions, ash emissions and dense and slow lava flows, which in fact are not always dangerous for the population.
STROMBOLI, the volcano located on the homonymous island of the Aeolies ( province of Messina), between Sicily and Calabria, does not seem dangerous either. This volcano is "younger" (200,000 years old) and has a continuous activity, with an explosion about every 20 minutes and few emissions of lava flows. The town is located right at the base of its crater but until now it has never been seriously threatened. Not far from Stromboli is the island of VULCANO with its homonymous volcano. The entire island emits volcanic activities in the form of sulphurous gas and mud, but the craters have had few real eruptions, although violent, over the centuries.
But in Sicily there are also volcanoes that do not look like volcanoes seen from the outside ... the SALINELLE DI PATERNO ', in the province of Catania, that is emissions of sulphurous waters and mud and gas from a fenced area near the parking of the former local soccer stadium! During the periods of activity, the fountains are coloured with beautiful hues ... violet, pink, yellow ... otherwise they are just pools of gray mud. A similar but much more violent activity (cause of deaths in the past) is that of MACCALUBE DI ARAGONA (Agrigento), small mud volcanoes capable of creating spectacular and dangerous fountains.
MONTE KRONIO in Sciacca (Agrigento) is a hill less than 400 meters high from which come out the steam vents collected by the local Spa. There are no violent eruptions, but certainly it is a volcano in formation or what remains of an ancient volcano.Volcanoes could appear at any time, in any corner of Sicily. 
There are evidences of ancient underwater erupting craters that today are mountains (Monte Lauro, Syracuse, 987 meters high), remains of extinct volcanoes (Monte Mojo, Messina, 700 meters) ... and real threats hidden under the sea: the Island Ferdinandea, which emerged off the coast of Agrigento in the 19th century and today has sunk again; the Marsili, a huge volcanic structure even higher than Etna, but still submerged in the Tyrrhenian Sea... and NOT quiet at all!

martedì 23 ottobre 2018

Parra soggira e sentimi nora



Questa espressione tipica della lingua siciliana si traduce in "parla  suocera e ascolta nuora" e si utilizza quando si cerca di far arrivare un messaggio ben preciso a una terza persona. Ovvero, la suocera parla con te ma in realtà si sta rivolgendo alla nuora che dovrebbe capire il messaggio. Scenario contorto per qualcosa di molto comune, in un popolo abituato da sempre a parlare per metafore e mezze parole.


The typical sentence "parra soggira e sentimi nora" (talk to me, mother in law, and listen the daughter in law) is used when you want to give a message to a person without speaking directly to him/her. The mother in law will talk to you but her words will refer to the daughter in law who is listening instead of you. Quite complicated, but not for the Sicilians who have always spoken through metaphores and half meanings.

venerdì 28 settembre 2018

Giafar, il siciliano che creò un impero--- Jafar the Sicilian

                           foto dal web--model Omar Alborkan Ghala

ABU AL HASSAN JAFAR IBN'ABDALLAH nasce in Sicilia (non sappiamo esattamente dove) nell'anno 911, nel pieno della dominazione araba dell'isola. La sua famiglia doveva essere di umili origini, o comunque doveva essersi macchiata di qualche colpa perché quando il giovane era poco più che adolescente furono tutti deportati in Tunisia e ridotti in schiavitù dall'imam della città di Qayrawan, Al Mansour Nasr'allah. Alla morte di questi, il nuovo imam Muiz Il Din decise di liberare gli schiavi e ai più coraggiosi cominciò ad affidare incarichi importanti per la difesa della città. Jafar Ibn'Allah era tra questi e si ritrovò ben presto a capo della guardia berbera, facendosi valere nelle numerose azioni di guerra contro le varie tribù locali. A 48 anni lo ritroviamo già Gran Visir dell'esercito fatmide con la missione di unificare tutte le regioni del Maghreb in un solo impero. L'esercito del generale Jafar, che ora tutti conoscevano e temevano col nome di "Jafar Al Siqilli" (Giafar il Siciliano) riportava vittorie su vittorie ovunque, al punto che nel 569 tentò di conquistare l'Egitto! L'impresa fu portata a termine in pochi mesi e già l'anno successivo Jafar Al Siqilli era governatore dell'Egitto e aveva fondato una nuova città, Il Cairo, costruendovi anche una università e una delle più grandi moschee del tempo. Mentre era impegnato nella conquista della Siria, già ultraottantenne, il generale siciliano morì il 28 di gennaio e fu sepolto al Cairo dove tutt'ora viene celebrato come un grande eroe epico della storia araba di tutti i tempi! 
Questo grande eroe porta il nome di "Siciliano" solo per indicarne la provenienza. In realtà non va confuso con l'Emiro Jafar Al-Kalbi, che invece governò l'isola settant'anni dopo la morte di Al Siqilli. La via Giafar di Palermo, con il ponte omonimo, sono infatti dedicati all'emiro e non al generale che costruì il primo impero arabo unificato del nord Africa. Ma anche Jafar Al-Kalbi merita riconoscimenti ... sotto il suo governo, infatti, la Sicilia e Palermo divennero terre ricchissime e colte, invidiate da tutti.


ABU AL HASSAN JAFAR IBN'ABDALLAH was born in Sicily (we do not know where exactly)  in the year 911 AD, at the time of the early Arab domination of the island. His family must have been of humble origins, or at least they must have had troubles with the law because when the young man was little more than a teenager they were all deported to Tunisia and enslaved by the Imam of the city of Qayrawan, Al Mansour Nasr'allah. At the death of this one, the new imam Muiz Il Din decided to free the slaves and to give the bravest of them important tasks for the defense of the city. Jafar Ibn'Allah was among them and soon found himself as chief of the Berber guard, asserting himself in the numerous war actions against the various local tribes. At the age of 48 we find him already Grand Visir of the Fatmid Army with the mission of unifying all the Maghreb regions in a single empire. General Jafar -now known and feared by the name of "Jafar Al Siqilli" (Jafar the Sicilian)- and his army reported victories over victories everywhere, to the point that in 569 he tried to conquer Egypt! The mission was completed in a few months and already the following year Jafar Al Siqilli was governor of Egypt and had founded a new city, Cairo, also building there a University and one of the largest mosques of the time. While he was engaged in the conquest of Syria, already over eighty-year-old, the Sicilian general died on 28th January and was buried in Cairo where he is still celebrated as a great epic hero of the Arab history of all times!This great hero bears the name of "Sicilian" only to indicate his origin. But he should not be confused with the Emir Jafar Al-Kalbi, who instead ruled the island 70 years after Al Siqilli's death. The  Giafar Street of Palermo, with the bridge of the same name, are in fact dedicated to the Emir and not to the general who built the first unified Arab empire of North Africa. But even Jafar Al-Kalbi deserves celebrations ... under his rule, in fact, Sicily and Palermo became rich and cultured lands, envied by everyone in the Mediterranean area.


venerdì 14 settembre 2018

La bandiera siciliana - The Sicilian Flag


Due triangoli, rosso e giallo, uniti per il lato lungo e con al centro uno stemma di antiche origini indo-europee, la "Triscele" … o Trinacia, una donna con i capelli di grano e tre gambe. E' questa la bandiera della Sicilia, simbolo non solo dell'isola e della sua terra ma anche della sua fiera indipendenza mentale e culturale, più che politica.

Bandiera Siciliana: come nacque

La bandiera venne usata per la prima volta nel 1282, come simbolo della Rivolta dei Vespri per cacciare i francesi dal territorio. Il rosso (colore della città di Palermo) si univa alla bandiera comunale gialla di Corleone per ricordare a tutti, in futuro, da dove era nata la spinta che avrebbe liberato la Sicilia! Al tempo non c'era la Triscele ma la sigla AN.TU.DO (Animus Tuus Dominus, "il coraggio sia il tuo padrone"). Federico III di Svevia adotta quegli stessi colori per la bandiera del Regno di Sicilia dieci anni più tardi. 

La Bandiera Siciliana oggi

Dopo l'Unità d'Italia, lo stemma siciliano divenne il tricolore con al centro la donna a tre gambe. Si deve aspettare il 1990 per avere l'unione dei due simboli, ovvero i colori rosso e giallo e la Triscele come li vediamo nella foto. Le tre gambe della Triscele rappresentano le tre punte geografiche dell'isola (Capo Peloro a Messina, Capo Passero a Siracusa e Capo Lilibeo a Trapani) ma secondo antiche interpretazioni del simbolo indicherebbero gli elementi di Terra, Acqua e Aria, o ancora il sole con le sue stagioni principali Estate, Primavera e Inverno. Dal 2004 è obbligo che tutti gli edifici pubblici siciliani espongano la bandiera giallorossa insieme a quella italiana ed europea.



Two triangles, red and yellow, united by their long side and with a coat of arms of ancient Indo-European origins, the "Triskelion" ... or Trinacia, a woman with wheat-shaped hair and three legs. This is the flag of Sicily, symbol not only of the island and its land but also of its proud mental and cultural -rather than politic- independence.

The flag was used for the first time in 1282, as a symbol of the revolt of Vespers in order to expel the French from the Sicilian territory. The red (colour of the city of Palermo) joined the yellow municipal flag of Corleone to remind everyone, in the future,  where started the spark of the fire that would liberate Sicily! At the time there was no Triskelion on the flag but the acronym AN.TU.DO (Animus Tuus Dominus, "courage is your master"). Frederick III of Swabia adopted those same colours for the striped flag of the Kingdom of Sicily ten years later.

After the Unification of Italy, in 1860, the Sicilian coat of arms became the Italian tricolor flag with the three-legged woman at the center. We must wait for 1990 to have the union of the two old symbols, that is, the colours red and yellow and Triskelion as we see them in the picture above. The three legs of Triskelion represent the three geographical points of the island (Cape Peloro in Messina, Cape Passero in Syracuse and Cape Lilibeo in Trapani) but according to ancient interpretations of the symbol they would indicate the elements of Earth, Water and Air, or the sun itself with its main seasons Summer, Spring and Winter. Since 2004 it has been mandatory for all Sicilian public buildings to expose the red-and-yellow flag together with the Italian and European flag.

martedì 28 agosto 2018

A pignata ca vugghi...



Dopo un po' di tempo tornano i nostri "proverbi siciliani" e tornano con un... avvertimento. A pignata ca vugghi, non ci 'ncugnunu muschi, cioè "alla pentola che bolle non si avvicinino le mosche". Il perché letterale è chiaro, ma il significato secondario è molto più raffinato: evitate di provocare chi è già arrabbiato per conto suo, non innervosite di più il nervoso. Soprattutto se questi è più grande e grosso di voi, piccole mosche!


Back to our Sicilian mottos, after the summer break. And there we go with a "warning": A pignata ca vugghi non ci 'ncugnunu muschi, that is "flies should not approach the pot's boiling water". The literal meaning is quite clear, so is it the secondary one: never EVER provoke someone who's already angry, never make a nervous person  more nervous! Especially if the person is big and strong and you are ... just a little fly!


giovedì 26 luglio 2018

Candelore, the tradition of light


Le "candelore" o "cerei" sono delle grandi costruzioni di legno e stucco dorato, finemente decorate e pesantissime che vengono portate a braccia da uomini forti durante le feste patronali, specialmente (e quasi esclusivamente) nella Sicilia orientale. La tradizione come la conosciamo oggi inizia nel XVI secolo, quando questi enormi porta-candela venivano riempiti da ceri votivi donati dai devoti e quindi accesi per illuminare la via alla processione del santo o della santa. Con l'avvento della luce elettrica, le candelore funzionano grazie a grosse batterie che attivano la lampada in cima e servono più per far spettacolo che per far luce! Ma da dove deriva l'uso di queste macchine strane e perché sono diffuse solo nella parte orientale dell'isola? Secondo varie fonti, l'origine deriva dagli antichi Lupercalia romani, delle celebrazioni che avvenivano nel mese di febbraio (da Februare, purificare) e che aveva protagoniste le donne. Le ragazze "non impure" (cioè lontane dal periodo della mestruazione) portavano in giro per la città grandi fiaccole accese in onore di Giunone, la dea purificatrice che liberava la città dal male e le prometteva nuova vita.  Tali celebrazioni erano strettamente legate a quelle dedicate alle dee della fertilità e dell'agricoltura di eredità greco antica (Demetra-Cerere e sua figlia Kore-Proserpina) e non a caso avvenivano alla fine dell'inverno in vista della nuova fioritura e del raccolto primaverile. In Sicilia, e in particolare nella Sicilia orientale ... molto più greco-romana di quella occidentale e "africana".... il culto della terra fertile era molto diffuso e derivava dalla divinità egizia di Iside (dea della Madre Terra), poi divenuta Proserpina. Molte rappresentazioni della Madonna con Bambino richiamano le antiche statuette di Iside Che Nutre Un Bambino diffusissime nella comunità Sicula. E molti riti e celebrazioni (anche moderni) dedicati alle sante martiri cristiane siciliane -Sant'Agata, Santa Lucia, Santa Barbara e Santa Venera, quasi sempre celebrate in inverno- richiamano usanze e rituali tipici del culto di Iside-Proserpina e Demetra. Dunque non stupisce che l'uso delle "fiaccole votive" per la purificazione della città sia diventato negli anni LE CANDELORE che precedono e accompagnano le sante donne a cui si affida il benessere personale e cittadino. Nel senso cristiano del loro utilizzo simboleggiano preghiera, devozione, invito a seguire i santi ... ma nell'aria aleggia ancora quell'antico profumo pagano legato ai frutti della terra.


The "candelore" or "wax candles" are large wooden structures finely decorated with gilded stuccos, and very heavy too,  that are carried to arms by strong men during the festivals of the Saints, especially (and almost exclusively) in eastern Sicily. The tradition as we know it today begins in the 16th century, when these huge candle holders were filled with votive wax candles donated by the devotees and then lit to illuminate the way to the procession of the saint. With the advent of electric light, the candelore work thanks to large batteries that activate the lamp at the top and are used more for the show than for making light! But where does the use of these strange machines come from and why are they widespread only in the eastern part of the island? According to various sources, the origin derives from the ancient Roman celebrations Lupercalia,  that took place in February (from Februare, to purify) and that had women as protagonists. The girls "not impure" (that is, far from the period of menstruation) carried around the city large torches lit in honor of Juno, the purifying goddess who freed the city from evil and promised it a  new life. These celebrations were closely linked to those dedicated to the goddesses of fertility and agriculture of ancient Greek heritage (Demetra-Cerere and her daughter Kore-Proserpine) and not coincidentally took place at the end of winter in view of the new flowering and spring harvest . In Sicily, and in particular in eastern Sicily ... much more Greek-Roman than the "African"  west.... the cult of fertile land was widespread and derived from the Egyptian deity of Isis (goddess of Mother Earth), then become Proserpine. Many representations of the Madonna with Child recall the ancient statues of Isis Who Feeds A Child very common in the Siculian community. And many rites and celebrations (including modern ones) dedicated to the holy Sicilian Christian martyrs - Saint Agatha, Saint Lucy, Saint Barbara and Saint Venera,  celebrated in winter - recall customs and rituals typical of the cult of Isis-Proserpine and Demetra. So it is not surprising that the use of the "votive torches" for the purification of the city has become over the years the CANDELORE that precede and accompany the holy women on whom personal and city well-being is relied. In the Christian sense of their use, these candles symbolize prayer, devotion, an invitation to follow the saints ... but in the air still lingers that ancient pagan scent linked to the fruits of the earth.

giovedì 19 luglio 2018

Pistacchio, green gold

                            photo  SICILIA MUSE CULTURE  -2018


Originario dell'antica Persia, questo albero della famiglia delle Anacardiacee è arrivato in Europa grazie alle esplorazioni dei Greci e dei Romani che già lo segnalavano col nome di  bistakia diversi secoli prima di Cristo!  Di questa pianta si utilizzano i piccoli frutti e in particolare i semi all'interno di essi, che presentano quel colore verde brillante che ha fatto definire il pistacchio "oro verde". Oro perché è molto prezioso, perché grazie ad esso si possono creare salse, creme, gelati, dolci e dunque la produzione può fare la fortuna di chi lo coltiva. E sicuramente ha fatto la fortuna dei paesi di Bronte e Adrano, sul fianco occidentale dell'Etna, che ormai sono le vere capitali del pistacchio italiano e forse europeo. Il marchio Pistacchio di Bronte, in particolare, è riconosciuto DOP (Denominazione di Origine Protetta). 
Il pistacchio, come ogni pianta, fiorisce tutti gli anni ma chi lo coltiva raccoglie i frutti solo ogni due anni. Il primo anno, infatti, i frutti vengono eliminati prima che maturino e in tal modo la pianta viene stimolata a produrne di più l'anno successivo. Questo rende la coltivazione ricchissima ma anche esposta a notevoli rischi ... perché se nell'anno della raccolta qualcosa andasse storto (per colpa del clima, di incendi o simili) si dovrebbe ricominciare quasi da zero! A Bronte il pistacchio fu portato dai Bizantini ma soltanto con l'arrivo degli Arabi (X secolo) divenne una vera e propria industria redditizia.  Grazie agli Arabi la gente di Bronte ha imparato le tecniche di coltivazione che usa tutt'oggi e che rendono questo pistacchio più buono di tanti altri. Ad esempio, nei filari di piantagione si deve piantare una "pianta maschio" sopravento ogni otto "piante femmina" sottovento e questo perché il vento possa portare i pollini a fecondare più piante possibile! Con il pistacchio di Bronte si producono sughi per condire la pasta, creme dolci da spalmare sul pane, torte e biscotti, gelati e perfino il "caffé verde". E per i più appassionati anche così, al naturale, buoni da sgranocchiare. Una curiosità: a Bronte i pistacchi vengono chiamati ancora oggi con una parola araba (frustach) anche se a volte si utilizza il termine "scornabecco" derivato dallo spagnolo "cornicabra" (corno di capra) per via della forma del frutto.


Originally from ancient Persia, the Pistachio tree arrived in Europe thanks to the explorations of the Greeks and Romans who already mentioned it with the name of "bistakia" several centuries before Christ! We use the small fruits of this plant and in particular the seeds inside them, which have the bright green colour that made the pistachio be called "green gold" . "Gold" because it is very precious, because thanks to it you can create sauces, creams, ice creams, sweets and therefore the production can make the fortune of those who cultivate it. It certainly made the fortune of the Sicilian towns of Bronte and Adrano, on the western flank of Mt. Etna, which are now the real capitals of Italian and perhaps European pistachio. The Pistachio of Bronte brand, in particular, is recognized as a POD (Protected Origin Designation).The pistachio, like every plant, blooms every year, but those who cultivate it take the fruits only every two years. The first year, in fact, the fruits are eliminated before they mature so the plant is stimulated to produce more the following year. This makes the cultivation very rich but also exposed to considerable risks ... because if in the year of harvest something goes wrong (due to the climate, fires or similar) you should start it all over again! In Bronte the pistachio was brought by the Byzantines but only with the arrival of the Arabs (10th centyry) became a real profitable industry. Thanks to the Arabs, the people of Bronte learned the cultivation techniques they still use today, which make this pistachio better than any other. For example, in planting rows here they put a "male plant" upwind every eight "female plants" downwind and this is because the wind can better bring the pollens to fertilize as many plants as possible! With the pistachio of Bronte they produce sauces for the pasta, sweet creams to be spread on bread, cakes and biscuits, ice creams and even the "green coffee". And for the most passionate it is good to eat just like that, the seed itself, naturally. A curiosity: in Bronte pistachios are still called today with an Arabic word (frustach) even if sometimes the term "scornabecco" is used, derived from the Spanish "cornicabra" (horn of goat) because of the shape of the fruit.