mercoledì 7 agosto 2019

La granita siciliana

                                      photo by Rosario Messina


A differenza della granita classica, ovvero il ghiaccio tritato con sopra uno sciroppo aromatico alla frutta, la granita siciliana è un prodotto finemente lavorato che si discosta da quello conosciuto anche come "grattachecca" per la particolare intensità del gusto. Tutto nasce dal segreto principale: la neve.

In Sicilia, infatti, la granita veniva fatta con la neve. Dalle montagne, veniva portata a valle dentro contenitori "foderati" di paglia per evitarne lo scioglimento. Una volta nelle piazze dei paesi, a chi ne faceva richiesta, la neve veniva messa nel bicchiere e irrorata con succhi di frutta o latte di mandorla.

Nel tempo la lavorazione della granita si è evoluta ed è divenuta un'arte vera e propria della pasticceria siciliana. Non si ricava più dalla neve fresca ma deve imitarne la consistenza morbida e delicata. Dunque si trita il ghiaccio più di una volta, lo si rimescola costantemente per mantenerlo morbido e slegato. E inoltre, l'aroma non si versa su di esso ma si mescola INSIEME ad esso. Il risultato è una crema saporita, deliziosa, morbida e gentile, che si può consumare tranquillamente con il pane o con una brioche.

Le granite tipicamente siciliane, da non perdere assolutamente se venite in vacanza sull'isola, sono: mandorla macchiata caffé (molto comune nelle zone di Siracusa e Catania), caffé e panna (tipica messinese), pistacchio o pistacchio e cioccolato, e naturalmente l'immancabile limone.  A questi gusti si sono aggiunti da poco gelsi, fichi e fico d'india. Un suggerimento? Dopo aver gustato una granita non fatevi portare il bicchiere d'acqua per berci su. Restate con quel delizioso sapore in bocca  a lungo in modo da non dimenticarlo mai.


Unlike the classic granita, that is crushed ice with an aromatic fruit syrup poured on, the Sicilian granita is a finely worked product that differs from the one also known as "grattachecca" for the particular intensity of the flavours. Everything due to the main secret: the snow.

In Sicily, in fact, the granita was made with snow. From the mountains, it was brought down into "straw-lined" containers to prevent it from melting. Once in the town squares,  the snow was put in the glass of those who bought it and mixed with fruit juices or almond milk.
Over time the processing of granita has improved and has become a real art of Sicilian pastry. It is no longer derived from fresh snow but must imitate its soft and delicate consistency. So you crush the ice more than once, you constantly shuffle it to keep it soft and loose. And besides, the flavour isn't poured on it but mingled with it. The result is a tasty cream, delicious, soft and gentle, which can be consumed easily also with bread or a croissant.

The typically Sicilian granitas, not to be missed if you come on holiday on the island, are: almond granita stained with coffee (very common in the areas of Syracuse and Catania), coffee and cream (typical Messina), pistachio or pistachio and chocolate, and of course the inevitable lemon. These flavours have recently been joined by new ones: mulberries, figs and prickly pear. A suggestion? After enjoying a granita do not drink water. Keep that delicious taste in your mouth for a long time so you will never forget it.

lunedì 22 luglio 2019

Duru cu duru ...



"Duru ccu duru... non fa muru" significa che se metti insieme due cose dure, solide, non costruisci un muro, anzi. Lo distruggi. 
Il detto si riferisce al fatto che quando due forti personalità si scontrano, o quando due persone testarde si impuntano sulle proprie posizioni, non si arriva a niente! E infatti è quasi sempre vero.
Noi siciliani condividiamo questo detto con i calabresi (che lo conoscono nella versione "duru ccu duru non fabbrica muru"), per lo stesso significato.


This Sicilian motto means "The hard one with the hard one won't make any wall". They will destroy it, instead! It refers to the situation of two strong characters trying to do things together, or to two stubborn people who get stuck on their positions, and of course nothing comes to them from that! This is mostly true, isn't it?
We Sicilians share this old saying with the people from the nearby Calabria - who tell it in a different way ("the hard one with the hard one won't build anything at all"), but for the same meaning. 

domenica 30 giugno 2019

Le Petralie

                                                  photos by Grazia M


In provincia di Palermo si trovano due cittadine gemelle, la cui storia si intreccia a tal punto da essere nominate sempre insieme: due elementi riuniti in uno solo. Le Petralie.

Si tratta in realtà di due piccoli comuni montani delle Madonie, Petralia Soprana e Petralia Sottana, divisi soltanto da una vallata ma uniti da una storia e da usi e costumi quasi uguali che li rendono appunto un'entità unica.

PETRALIA SOPRANA conosciuta da prima dell'arrivo dei Greci in Sicilia col nome di Pedhra assunse il nome attuale durante il IX secolo, al tempo del dominio arabo dell'isola: il nome Batraliah  (sasso liscio) venne latinizzato in Petralia nel 1062 e l'elevato numero di bellissime chiese che in questo periodo fiorì testimoniavano l'importanza di questo centro. Nel XIII secolo, per la prima volta, compare un riferimento a una "Petralia Inferior", forse inizialmente un quartiere di Petralia e soltanto in seguito distintosi come paese a parte. Da ammirare, a Petralia Soprana: la quattrocentesca chiesa dei Santi Pietro e Paolo, le settecentesche Madonna di Loreto e Santissimo Salvatore. Il municipio che ha forma di castello, con soffitto merlato, si affaccia su Piazza del Popolo mentre nei dintorni del borgo si possono ammirare: un belvedere dal panorama spettacolare, resti di un acquedotto Romano e una miniera di salgemma oggi dismessa.

PETRALIA SOTTANA condivide la stessa storia della vicina "Suprana" fino al 1258, anno in cui dai documenti ufficiali si comincia a fare distinzione tra le due città, viste come comuni e non più l'una come quartiere dell'altra. Petralia Sottana deve il suo bel centro storico ai Normanni, la cui architettura si nota ancora in alcuni elementi della chiesa madre dell'Assunta e del Santuario della Madonna dell'Alto, sebbene entrambe siano state modificate nel corso dei secoli. Da ammirare il portale trecentesco della chiesa di Santa Maria alla Fontana, sorta sul luogo di una antica moschea del IX secolo. Molto legata alle tradizioni contadine, Petralia Sottana è famosa in Sicilia per il bellissimo rito agreste che si svolge il 15 agosto: il Ballo della Cordella, durante il quale 12 coppie di giovani - che rappresentano i mesi dell'anno - danzano e si incrociano con una incredibile abilità, reggendo ciascuno in mano un nastro. A fine ballo, tutti i nastri saranno stati intrecciati a formare una bellissima decorazione.


In the district of Palermo there are two twin towns, whose history is so intertwined that they are always named together: two different elements seen as one. The Petralias.
These are actually two small mountain municipalities of the Madonie Range, Petralia Soprana and Petralia Sottana, divided only by a valley between them but united by same history and  almost equal traditions that make them a unique entity.
PETRALIA SOPRANA (Upper Petralia) already known - long before the arrival of the Greeks inPedhra assumed its current name during the 9th century, at the time of the Arab dominion of the island:  Batraliah (smooth stone) was then latinized in Petralia in 1062 and the high number of beautiful churches that flourished during this period testified to the importance of this centre in the Middle Ages. In the 13th century, for the first time, a reference to a "Petralia Inferior" appeared, perhaps initially a district of the main Petralia and only later distinguished as a separate town. To admire, in Petralia Soprana, are: the fifteenth-century church of Saints Peter and Paul, the eighteenth-century churches of Madonna of Loreto and Santissimo Salvatore. The town hall that has the shape of a castle with a crenellated roof overlooks Piazza del Popolo, while in the surroundings of the town you can admire: a panoramic point with a spectacular view, the remains of a Roman aqueduct and a mine of  salt that is now abandoned.
Sicily - by the name of

PETRALIA SOTTANA (Lower Petralia) shares the same story as the nearby twin until 1258, the year in which official documents begin to make a distinction between the two places, no longer seen one as a part of the other. Petralia Sottana owes its beautiful historic centre to the Normans, whose gothic architecture is still visible in some elements of the main church of the Assunta and of the Sanctuary of the Madonna dell'Alto, although both have been modified over the centuries. To admire here: the fourteenth-century portal of the church of Santa Maria alla Fontana, built on the site of an ancient mosque from the 9th century. Very close to the rural traditions, Petralia Sottana is famous in Sicily for the beautiful ritual that takes place on August 15th: the Cordella Ball, during which 12 couples of young people - who represent the months of the year - dance and cross with an incredible skill, holding a coloured ribbon in each hand. At the end of the dance, all the ribbons will have been woven together to form a beautiful decoration.

giovedì 20 giugno 2019

Lo schiavo Euno - The brave Sicilian slave

                       photo by Herb Ritts - Man With Chain


In un tempo - quello della dominazione Romana - in cui i dazi sull'agricoltura erano talmente alti da indebitare fino al collo migliaia di contadini, in Sicilia molti di essi divennero schiavi per pagare  - fisicamente - le tasse che non avevano versato. Euno era tra questi.

Contadino nella zona di Enna, ridotto in schiavitù dal suo stesso vicino di campo che voleva ingraziarsi i Romani per ottenere la cittadinanza, fu costretto a lavori pesanti e a gravi torture, subendo ingiustizie tali per cui ad un certo punto decise di ribellarsi. Lo fece insieme ad altri schiavi della proprietà, uccidendo il padrone e fuggendo con i suoi beni.
Man mano che avanzavano verso sud, preceduti dalla loro fama, gli schiavi ribelli attiravano a sé altri schiavi formando un vero e proprio esercito che nel 136 avanti Cristo riuscì addirittura a espugnare la città di Morgantina. 

Gli ex schiavi elessero re proprio il loro condottiero Euno e continuarono la propria marcia raggiungendo anche Taormina. Giunti sulla costa contavano più di 200.000 uomini e avevano sconfitto diverse legioni Romane. I Romani reagirono inviando in Sicilia un esercito più grande e organizzato ma Messina impedì loro l'attracco difendendo a costo di 8000 morti la propria terra. Alla fine, però, i Romani riuscirono a sfondare e inseguirono gli schiavi in ritirata fino a Enna.

Protetti dalla propria città, Euno e i compagni combatterono valorosamente ma furono fatti prigionieri nonostante tutto. Ventimila cittadini di Enna - inclusi donne e bambini - furono massacrati "per punizione", mentre il ribelle Euno fu gettato in carcere a vita. Morì di lì a pochi anni, di stenti e torture. Oggi la città di Enna ricorda questo suo valoroso concittadino, e i martiri della Prima Guerra Servile, con una statua che rappresenta Euno mentre spezza le catene ai piedi del Castello di Lombardia.


At the time of the Roman Empire - when the taxation on agriculture was so high as to burden thousands of peasants up to their necks, in Sicily many of them were imprisoned as  slaves in order to pay - physically - their duties. Euno was among them.
A farmer in the area of ​​Enna, enslaved by his own neighbour who wanted to ingratiate himself with the Romans to obtain the citizenship, he was forced to do heavy labor and suffered severe torture and so many injustices  that at some point he decided to rebel. He did it along with other property slaves, killing his master and fleeing with his possessions.

As they advanced southward, preceded by their fame, the rebel slaves attracted other slaves to themselves, forming a real army that in 136 BC even managed to conquer the city of Morgantina.

The former slaves elected as their king their own leader Euno and continued their march reaching also Taormina. Once on the coast there were more than 200,000 men and they had  already defeated several Roman legions. The Romans reacted by sending a larger and more organized army to Sicily but the city of Messina prevented them from docking, defending their land at the cost of 8000 victims. In the end, however, the Romans managed to break through and chased the retreating slaves up to Enna.
Protected by their own city, Euno and his companions fought bravely but were taken prisoner despite everything. Twenty thousand citizens of Enna - including women and children - were murdered "as punishment", while the rebel Euno was jailed for life. He died within a few years. Today the city of Enna remembers its valiant fellow citizen, and the martyrs of that First Servile War, with a statue that represents Euno breaking his chains at the foot of the Castle of Lombardia.

martedì 7 maggio 2019

Proverbi siciliani: cosi longhi ...



"Cosi longhi addivèntunu serpi", significa secondo la saggezza popolare della nostra isola che le cose, le idee, i progetti, i lavori portati troppo per le lunghe finiscono per complicarsi, per fermarsi o per non realizzarsi mai. Lunghe come serpenti ma anche velenose come serpenti. Dunque... meglio agire presto. Chi ha tempo non aspetti tempo.


"Long things become snakes" is a Sicilian motto meaning that if you wait for too long in doing things - a plan, an idea, a specific work - those same things will get much more complicated. Or they will stop. Anyway, you will never ever complete or finish them. Long as snakes, and as dangerous too. So, act immediately. If you have time today, do not wait for tomorrow.

lunedì 22 aprile 2019

Il Pastore di Capa -- Capa's Shepherd's Land

                    photo  Grazia M. per Sicilia Muse Culture


Riconoscete il paesaggio della foto? Se avete letto l'articolo precedente a questo nel nostro blog forse sì, e se avete visto una certa foto  - famosissima nel mondo - probabilmente vi sarà altrettanto familiare.  Parliamo della fotografia di Robert Capa, datata 6 agosto 1943, in cui si vede un anziano signore che con il bastone indica la via a un giovane soldato americano. Il ragazzo è chinato per ascoltare meglio le parole dell'uomo che sicuramente non parlava in inglese ma riuscì a farsi capire ugualmente. 

Una poesia in un solo scatto, tenerezza infinita tra liberatore e vittima di guerra, tra un nonno siciliano e un "nipote" straniero, una immagine che vibrava tanto di speranza da vincere prestigiosi premi in tutto il mondo. Il fotografo americano - allora inviato di guerra - Robert Capa ricavò non poca fortuna da quella foto. Fu grazie a quella, infatti, se fu assunto presso la rivista LIFE e cambiò totalmente la sua vita. Ma cosa sappiamo di quel famoso scatto? 

Sappiamo che fu fatto a 3 km dal paese di Sperlinga, in contrada Ponte Capostrà. Sappiamo che l'anziano uomo era un pastore di capre, che si chiamava Francesco Coltiletti e che era conosciuto in paese come "don Cicciu u Massaru". Don Cicciu, che era nato nel 1886 e sarebbe morto nel 1950, al tempo della foto era rifugiato in un casolare nei pressi della strada su cui incrociò le truppe americane dirette a Sperlinga. Dei suoi tre figli, solo la femmina - Santa - rimase a vivere in Sicilia e precisamente a Sperlinga, da cui la convinzione che anche l'uomo fosse di Sperlinga ... il paesino dal cui castello abbiamo scattato la foto del panorama che vedete in alto. Ma la città di Troina avanza da tempo ipotesi secondo cui, invece, l'eroico vecchietto fosse un suo abitante.

Quale sia la verità, ormai è divenuta mistero per sempre ... insieme a quel simpatico anziano pastore, la cui tomba non si trova né a Sperlinga né a Troina. Nemmeno i nipoti, oggi, sanno dove sia stato sepolto. O forse non vogliono dirlo per renderlo immortale come quello scatto di Capa, e come quelle colline verdissime ancora lì, tra Sperlinga e Troina, perchè noi possiamo ammirarle.


Do you recognize the landscape of the photo above? If you have read the article before this in our blog maybe yes, you will. And if you have seen a certain photo - very famous in the world - you will probably feel it just as familiar. We speak of the photograph by Robert Capa, dated 6th August 1943, in which you can see an old man who points -with his cane- the way to a young American soldier. The young soldier is bent over to better listen  to the words of the man who certainly did not speak English but managed to make himself be understood anyway.
A poem in a single shot, infinite tenderness between liberator and war victim, between a Sicilian grandfather and a foreign "grandson", an image that vibrated so much with hope as to win prestigious prizes all over the world. The American photographer - then war correspondent - Robert Capa earned a lot of luck from that photo. It was thanks to that, in fact, that he was hired by LIFE magazine and totally changed his life. But what do we know about that famous shot?
We know that it was taken  3 km away from the village of Sperlinga, in the Ponte Capostrà land property. We know that the old man was a goat shepherd, whose name was Francesco Coltiletti, also known in the town as "don Cicciu u Massaru" (mister Cicciu The Farmer). Don Cicciu was born in 1886 and died in 1950, at the time of the photo he had taken refuge in a house near the road on which he crossed the American troops heading for Sperlinga. Of his three children, only his daughter Santa remained to live in Sicily and precisely in Sperlinga, from which the idea that the man himself was also from this place ... the village from whose castle we took the photo of the panorama you see above. But the nearby city of Troina has for some time been suggesting that the heroic old man could be one of its own  residents.
What the truth is, it has now become a mystery forever ... together with that nice elderly shepherd, whose tomb was found neither in Sperlinga nor in Troina. Not even his grandchildren  know where he was buried. Or maybe they just don't want to say it, so to make him immortal like that shot of Capa, and like those green hills between Sperlinga and Troina still there for you.

domenica 7 aprile 2019

Itinerario Cuore di Sicilia -- In the Heart of Sicily

                (foto della bifora e di Petralia by Grazia M - 
                foto del Teatro Andromeda by GdS Agrigento)


Vogliamo proporvi un itinerario in apparenza duro e poco interessante ma che vi permetterà di scoprire, in realtà, il cuore incantato e antico della Sicilia. Lontano da spiagge e mare, immersi in un medioevo moderno, andrete dove non molti si spingono. Prevediamo tre giorni in totale per fare tutto con calma. Il periodo migliore deve essere la primavera, massimo inizio estate, per evitare il caldo afoso dell'entroterra.

PRIMO GIORNO:  PIAZZA ARMERINA-ENNA-SPERLINGA
Partiremo alla volta di PIAZZA ARMERINA, cittadina famosa per gli scavi archeologici della Villa Romana del Casale. Per visitare con calma questo grande sito romano occorrono almeno due ore per cui dedicheremo la mattinata quasi soltanto a queste meraviglie (mosaici, stanze decorate, giardini e cortili imperiali). Dopo ci trasferiremo a Piazza Armerina centro, perché le bellissime chiese - la Cattedrale in particolare - meritano la vostra ammirazione.
PRANZO
Dopo pranzo ci trasferiremo a ENNA, dove potrete ammirare i panorami spettacolari sulle vallate circostanti, l'Etna visto da un'altra prospettiva, ma anche il castello medievale "di Lombardia", la Torre di Federico e il duomo trecentesco finemente decorato in cui spicca una delle campane più grandi di Sicilia. Il tempo di un gelato e poi ripartiremo per SPERLINGA. Qui avrete la possibilità di arrampicarvi su per le scale di pietra fino alla torre del castello rupestre (anno 1080) e magari ammirare il tramonto e cenare con un buon aperitivo tra le merlature. La prima notte la passeremo a Sperlinga.

SECONDO GIORNO: NICOSIA-PETRALIA SOTTANA-PETRALIA SOPRANA
Il mattino del secondo giorno, dopo colazione, lasceremo Sperlinga per andare a scoprire la vicina NICOSIA. Questo bellissimo paese medievale, infarcito della tradizione gallo-siciliana, si raccoglie intorno alle rovine di un castello e alla bellissima cattedrale di San Nicolò, in stile gotico normanno. Molti i palazzi nobiliari in questo stesso stile che si possono ammirare per le vie del centro storico.
Ci trasferiamo quindi verso LE PETRALIE, paesi gemelli separati soltanto da un monte e una piccola vallata. Petralia Sottana è la nostra prima meta: resterete stupiti nel vedere così tante chiese in un minuscolo centro di montagna, ma anche qui l'impronta del gotico-catalano è intensa e testimonia le glorie di un antico feudo. Molto più affascinante è Petralia Soprana, dove ci fermeremo per il
PRANZO.
Dopo mangiato andremo alla scoperta del centro storico, che è tenuto come un piccolo gioiello. Impressionante la bellissima Chiesa di Loreto, dal cui piazzale panoramico si domina da un lato la valle e dall'altro il promontorio di Petralia, e certamente elegante anche la chiesa madre dei Santi Pietro e Paolo. Molte fontane artistiche abbelliscono il paesello. Ci fermeremo a dormire a Petralia Soprana.

TERZO GIORNO: SANTO STEFANO QUISQUINA-CALTANISSETTA-RIENTRO
La strada è lunga, per cui partiremo molto presto e faremo colazione lungo la via, anche per non affrontare le tante curve a stomaco pieno! SANTO STEFANO QUISQUINA vi lascerà senza parole. Non tanto per il paese, che è semplice e in apparenza normale, abitato da allevatori e contadini, quanto per lo splendore che racchiude all'interno la chiesa madre con decorazioni barocche, dipinti e stucchi. Tante altre chiese e un convento (Eremo della Quisquina) rendono il paese particolare ma il vero interesse turistico degli ultimissimi anni lo si deve all'idea vincente di un pastore locale. L'uomo, un po' per passatempo e un po' per sfida, ha creato a mani nude un anfiteatro fatto di pietre raccolte in giro e lavorate in forma sferica. La disposizione delle pietre ricorda quella della costellazione di Andromeda da cui il nome: Teatro Andromeda.
Ci trasferiamo in agriturismo per il PRANZO. 
Quindi ripartiamo in direzione CALTANISSETTA. Questo capoluogo, tra i più piccoli della Sicilia, ha un centro storico ben tenuto, chiuso al traffico, ricco di chiese: la Cattedrale, il cui esterno severo e semplice si contrappone agli interni stupendi barocchi; la chiesa di San Sebastiano dalla facciata barocca colorata in azzurro e bordeaux, la chiesa di Sant'Agata al Collegio, Santa Maria degli Angeli, San Domenico, Santa Croce, tutti edifici in cui la pietra dorata del posto si alterna a colori come il rosso, il granato, il blu. Tra i palazzi meritano certamente il Municipio e l'ex ospedale Vittorio Emanuele. Fuori città, dominano la vallata i ruderi del castello Pietrarossa.
In serata rientro.




We want here to offer you a seemingly hard and not very interesting itinerary but you will  discover, instead, the enchanted and ancient heart of Sicily. Far from beaches and sea, immersed in a modern Middle Ages, you will go where not many people can go. We have planned three days in total to do everything calmly. The best time must be spring, maximum early summer, to avoid the sultry heat of the hinterland.

DAY 1: PIAZZA ARMERINA-ENNA-SPERLINGA
We will leave towards PIAZZA ARMERINA, a town famous for the archaeological excavations of the Villa Romana del Casale. In order to visit this great Roman site calmly it takes at least two hours, so we will dedicate the morning almost exclusively to these wonders (mosaics, decorated rooms, imperial gardens and courtyards). Then we will move to the center of Piazza Armerina, because the beautiful churches - the Cathedral in particular - deserve your admiration.
LUNCH
After lunch we will move to ENNA, where you will admire the spectacular views of the surrounding valleys, including Mt.Etna seen from another perspective, but also the medieval castle "of Lombardy", the Tower of Federico and the finely decorated fourteenth-century cathedral in which stands out one of the largest bells in Sicily. The time for an ice cream and then we will leave again, heading to SPERLINGA. Here you will have the opportunity to climb up the stone stairs to the tower of the rocky castle (year 1080) and maybe admire the sunset and have dinner with a good aperitif among the battlements. We will spend the first night at Sperlinga.

DAY  2: NICOSIA-PETRALIA SOTTANA-PETRALIA SOPRANA
On the morning of the second day, after breakfast, we will leave Sperlinga and go discover the nearby NICOSIA. This beautiful medieval town, stuffed with the French-Sicilian tradition, is gathered around the ruins of a castle and the beautiful cathedral of San Nicolò, in Norman Gothic style. Many noble buildings in this same style can be admired through the streets of the historic center.
We then move towards the twin towns of PETRALIE, separated only by a mountain and a small valley. Petralia Sottana is our first destination: you will be amazed to see so many churches in a tiny mountain town, but even here the imprint of Catalan-Gothic is intense and testifies to the glories of an ancient feud. Much more fascinating is Petralia Soprana, where we will stop for the
LUNCH.
After eating we will discover the historic center, which is wonderfully restored and  kept, like a small jewel. Impressive is the beautiful Church of Loreto, whose panoramic square overlooks the valley on one side and the Petralia promontory on the other, and the main church of Saint Peter and Saint Paul is also elegant. Many artistic fountains adorn the town. We will stop to sleep in Petralia Soprana.

DAY  3: SANTO STEFANO QUISQUINA-CALTANISSETTA-RETURN
The road is long, today, so we will leave very early in the morning and have breakfast along the way, in order not to face the many road bends on a full stomach! SANTO STEFANO QUISQUINA will leave you speechless. Not so much for the place - which is simple and apparently normal, inhabited by farmers and peasants - but rather for the splendor of the main church, baroque inside, full of decorations, paintings and stuccos. Many other churches and a convent (Eremo della Quisquina) make the town special but the real tourist interest in the last few years is due to the winning idea of ​​a local shepherd. The man, partly as a pastime and partly as a challenge, has created an amphitheater made of stones gathered around and worked in square shapes. The arrangement of the stones is reminiscent of the Andromeda constellation from which the name: Teatro Andromeda.
We move to a farmhouse restaurant for LUNCH.
Then we leave in the direction of CALTANISSETTA. This capital town, among the smallest in Sicily, has a well-kept historic center, closed to traffic, full of churches: the Cathedral, whose severe and simple exterior contrasts with the beautiful baroque interiors; the church of San Sebastiano with its baroque façade coloured in blue and dark red, the church of Sant'Agata al Collegio, Santa Maria degli Angeli, San Domenico, Santa Croce, all buildings in which the golden local stone alternates with colors like red , garnet, blue. Among the buildings certainly deserve your admiration the Town Hall and the former Vittorio Emanuele hospital. Outside the city, the ruins of the Pietrarossa castle dominate the valley.
In the evening we will return to Catania.