venerdì 14 settembre 2018

La bandiera siciliana - The Sicilian Flag


Due triangoli, rosso e giallo, uniti per il lato lungo e con al centro uno stemma di antiche origini indo-europee, la "Triscele" … o Trinacia, una donna con i capelli di grano e tre gambe. E' questa la bandiera della Sicilia, simbolo non solo dell'isola e della sua terra ma anche della sua fiera indipendenza mentale e culturale, più che politica.

Bandiera Siciliana: come nacque

La bandiera venne usata per la prima volta nel 1282, come simbolo della Rivolta dei Vespri per cacciare i francesi dal territorio. Il rosso (colore della città di Palermo) si univa alla bandiera comunale gialla di Corleone per ricordare a tutti, in futuro, da dove era nata la spinta che avrebbe liberato la Sicilia! Al tempo non c'era la Triscele ma la sigla AN.TU.DO (Animus Tuus Dominus, "il coraggio sia il tuo padrone"). Federico III di Svevia adotta quegli stessi colori per la bandiera del Regno di Sicilia dieci anni più tardi. 

La Bandiera Siciliana oggi

Dopo l'Unità d'Italia, lo stemma siciliano divenne il tricolore con al centro la donna a tre gambe. Si deve aspettare il 1990 per avere l'unione dei due simboli, ovvero i colori rosso e giallo e la Triscele come li vediamo nella foto. Le tre gambe della Triscele rappresentano le tre punte geografiche dell'isola (Capo Peloro a Messina, Capo Passero a Siracusa e Capo Lilibeo a Trapani) ma secondo antiche interpretazioni del simbolo indicherebbero gli elementi di Terra, Acqua e Aria, o ancora il sole con le sue stagioni principali Estate, Primavera e Inverno. Dal 2004 è obbligo che tutti gli edifici pubblici siciliani espongano la bandiera giallorossa insieme a quella italiana ed europea.



Two triangles, red and yellow, united by their long side and with a coat of arms of ancient Indo-European origins, the "Triskelion" ... or Trinacia, a woman with wheat-shaped hair and three legs. This is the flag of Sicily, symbol not only of the island and its land but also of its proud mental and cultural -rather than politic- independence.

The flag was used for the first time in 1282, as a symbol of the revolt of Vespers in order to expel the French from the Sicilian territory. The red (colour of the city of Palermo) joined the yellow municipal flag of Corleone to remind everyone, in the future,  where started the spark of the fire that would liberate Sicily! At the time there was no Triskelion on the flag but the acronym AN.TU.DO (Animus Tuus Dominus, "courage is your master"). Frederick III of Swabia adopted those same colours for the striped flag of the Kingdom of Sicily ten years later.

After the Unification of Italy, in 1860, the Sicilian coat of arms became the Italian tricolor flag with the three-legged woman at the center. We must wait for 1990 to have the union of the two old symbols, that is, the colours red and yellow and Triskelion as we see them in the picture above. The three legs of Triskelion represent the three geographical points of the island (Cape Peloro in Messina, Cape Passero in Syracuse and Cape Lilibeo in Trapani) but according to ancient interpretations of the symbol they would indicate the elements of Earth, Water and Air, or the sun itself with its main seasons Summer, Spring and Winter. Since 2004 it has been mandatory for all Sicilian public buildings to expose the red-and-yellow flag together with the Italian and European flag.

martedì 28 agosto 2018

A pignata ca vugghi...



Dopo un po' di tempo tornano i nostri "proverbi siciliani" e tornano con un... avvertimento. A pignata ca vugghi, non ci 'ncugnunu muschi, cioè "alla pentola che bolle non si avvicinino le mosche". Il perché letterale è chiaro, ma il significato secondario è molto più raffinato: evitate di provocare chi è già arrabbiato per conto suo, non innervosite di più il nervoso. Soprattutto se questi è più grande e grosso di voi, piccole mosche!


Back to our Sicilian mottos, after the summer break. And there we go with a "warning": A pignata ca vugghi non ci 'ncugnunu muschi, that is "flies should not approach the pot's boiling water". The literal meaning is quite clear, so is it the secondary one: never EVER provoke someone who's already angry, never make a nervous person  more nervous! Especially if the person is big and strong and you are ... just a little fly!


giovedì 26 luglio 2018

Candelore, the tradition of light


Le "candelore" o "cerei" sono delle grandi costruzioni di legno e stucco dorato, finemente decorate e pesantissime che vengono portate a braccia da uomini forti durante le feste patronali, specialmente (e quasi esclusivamente) nella Sicilia orientale. La tradizione come la conosciamo oggi inizia nel XVI secolo, quando questi enormi porta-candela venivano riempiti da ceri votivi donati dai devoti e quindi accesi per illuminare la via alla processione del santo o della santa. Con l'avvento della luce elettrica, le candelore funzionano grazie a grosse batterie che attivano la lampada in cima e servono più per far spettacolo che per far luce! Ma da dove deriva l'uso di queste macchine strane e perché sono diffuse solo nella parte orientale dell'isola? Secondo varie fonti, l'origine deriva dagli antichi Lupercalia romani, delle celebrazioni che avvenivano nel mese di febbraio (da Februare, purificare) e che aveva protagoniste le donne. Le ragazze "non impure" (cioè lontane dal periodo della mestruazione) portavano in giro per la città grandi fiaccole accese in onore di Giunone, la dea purificatrice che liberava la città dal male e le prometteva nuova vita.  Tali celebrazioni erano strettamente legate a quelle dedicate alle dee della fertilità e dell'agricoltura di eredità greco antica (Demetra-Cerere e sua figlia Kore-Proserpina) e non a caso avvenivano alla fine dell'inverno in vista della nuova fioritura e del raccolto primaverile. In Sicilia, e in particolare nella Sicilia orientale ... molto più greco-romana di quella occidentale e "africana".... il culto della terra fertile era molto diffuso e derivava dalla divinità egizia di Iside (dea della Madre Terra), poi divenuta Proserpina. Molte rappresentazioni della Madonna con Bambino richiamano le antiche statuette di Iside Che Nutre Un Bambino diffusissime nella comunità Sicula. E molti riti e celebrazioni (anche moderni) dedicati alle sante martiri cristiane siciliane -Sant'Agata, Santa Lucia, Santa Barbara e Santa Venera, quasi sempre celebrate in inverno- richiamano usanze e rituali tipici del culto di Iside-Proserpina e Demetra. Dunque non stupisce che l'uso delle "fiaccole votive" per la purificazione della città sia diventato negli anni LE CANDELORE che precedono e accompagnano le sante donne a cui si affida il benessere personale e cittadino. Nel senso cristiano del loro utilizzo simboleggiano preghiera, devozione, invito a seguire i santi ... ma nell'aria aleggia ancora quell'antico profumo pagano legato ai frutti della terra.


The "candelore" or "wax candles" are large wooden structures finely decorated with gilded stuccos, and very heavy too,  that are carried to arms by strong men during the festivals of the Saints, especially (and almost exclusively) in eastern Sicily. The tradition as we know it today begins in the 16th century, when these huge candle holders were filled with votive wax candles donated by the devotees and then lit to illuminate the way to the procession of the saint. With the advent of electric light, the candelore work thanks to large batteries that activate the lamp at the top and are used more for the show than for making light! But where does the use of these strange machines come from and why are they widespread only in the eastern part of the island? According to various sources, the origin derives from the ancient Roman celebrations Lupercalia,  that took place in February (from Februare, to purify) and that had women as protagonists. The girls "not impure" (that is, far from the period of menstruation) carried around the city large torches lit in honor of Juno, the purifying goddess who freed the city from evil and promised it a  new life. These celebrations were closely linked to those dedicated to the goddesses of fertility and agriculture of ancient Greek heritage (Demetra-Cerere and her daughter Kore-Proserpine) and not coincidentally took place at the end of winter in view of the new flowering and spring harvest . In Sicily, and in particular in eastern Sicily ... much more Greek-Roman than the "African"  west.... the cult of fertile land was widespread and derived from the Egyptian deity of Isis (goddess of Mother Earth), then become Proserpine. Many representations of the Madonna with Child recall the ancient statues of Isis Who Feeds A Child very common in the Siculian community. And many rites and celebrations (including modern ones) dedicated to the holy Sicilian Christian martyrs - Saint Agatha, Saint Lucy, Saint Barbara and Saint Venera,  celebrated in winter - recall customs and rituals typical of the cult of Isis-Proserpine and Demetra. So it is not surprising that the use of the "votive torches" for the purification of the city has become over the years the CANDELORE that precede and accompany the holy women on whom personal and city well-being is relied. In the Christian sense of their use, these candles symbolize prayer, devotion, an invitation to follow the saints ... but in the air still lingers that ancient pagan scent linked to the fruits of the earth.

giovedì 19 luglio 2018

Pistacchio, green gold

                            photo  SICILIA MUSE CULTURE  -2018


Originario dell'antica Persia, questo albero della famiglia delle Anacardiacee è arrivato in Europa grazie alle esplorazioni dei Greci e dei Romani che già lo segnalavano col nome di  bistakia diversi secoli prima di Cristo!  Di questa pianta si utilizzano i piccoli frutti e in particolare i semi all'interno di essi, che presentano quel colore verde brillante che ha fatto definire il pistacchio "oro verde". Oro perché è molto prezioso, perché grazie ad esso si possono creare salse, creme, gelati, dolci e dunque la produzione può fare la fortuna di chi lo coltiva. E sicuramente ha fatto la fortuna dei paesi di Bronte e Adrano, sul fianco occidentale dell'Etna, che ormai sono le vere capitali del pistacchio italiano e forse europeo. Il marchio Pistacchio di Bronte, in particolare, è riconosciuto DOP (Denominazione di Origine Protetta). 
Il pistacchio, come ogni pianta, fiorisce tutti gli anni ma chi lo coltiva raccoglie i frutti solo ogni due anni. Il primo anno, infatti, i frutti vengono eliminati prima che maturino e in tal modo la pianta viene stimolata a produrne di più l'anno successivo. Questo rende la coltivazione ricchissima ma anche esposta a notevoli rischi ... perché se nell'anno della raccolta qualcosa andasse storto (per colpa del clima, di incendi o simili) si dovrebbe ricominciare quasi da zero! A Bronte il pistacchio fu portato dai Bizantini ma soltanto con l'arrivo degli Arabi (X secolo) divenne una vera e propria industria redditizia.  Grazie agli Arabi la gente di Bronte ha imparato le tecniche di coltivazione che usa tutt'oggi e che rendono questo pistacchio più buono di tanti altri. Ad esempio, nei filari di piantagione si deve piantare una "pianta maschio" sopravento ogni otto "piante femmina" sottovento e questo perché il vento possa portare i pollini a fecondare più piante possibile! Con il pistacchio di Bronte si producono sughi per condire la pasta, creme dolci da spalmare sul pane, torte e biscotti, gelati e perfino il "caffé verde". E per i più appassionati anche così, al naturale, buoni da sgranocchiare. Una curiosità: a Bronte i pistacchi vengono chiamati ancora oggi con una parola araba (frustach) anche se a volte si utilizza il termine "scornabecco" derivato dallo spagnolo "cornicabra" (corno di capra) per via della forma del frutto.


Originally from ancient Persia, the Pistachio tree arrived in Europe thanks to the explorations of the Greeks and Romans who already mentioned it with the name of "bistakia" several centuries before Christ! We use the small fruits of this plant and in particular the seeds inside them, which have the bright green colour that made the pistachio be called "green gold" . "Gold" because it is very precious, because thanks to it you can create sauces, creams, ice creams, sweets and therefore the production can make the fortune of those who cultivate it. It certainly made the fortune of the Sicilian towns of Bronte and Adrano, on the western flank of Mt. Etna, which are now the real capitals of Italian and perhaps European pistachio. The Pistachio of Bronte brand, in particular, is recognized as a POD (Protected Origin Designation).The pistachio, like every plant, blooms every year, but those who cultivate it take the fruits only every two years. The first year, in fact, the fruits are eliminated before they mature so the plant is stimulated to produce more the following year. This makes the cultivation very rich but also exposed to considerable risks ... because if in the year of harvest something goes wrong (due to the climate, fires or similar) you should start it all over again! In Bronte the pistachio was brought by the Byzantines but only with the arrival of the Arabs (10th centyry) became a real profitable industry. Thanks to the Arabs, the people of Bronte learned the cultivation techniques they still use today, which make this pistachio better than any other. For example, in planting rows here they put a "male plant" upwind every eight "female plants" downwind and this is because the wind can better bring the pollens to fertilize as many plants as possible! With the pistachio of Bronte they produce sauces for the pasta, sweet creams to be spread on bread, cakes and biscuits, ice creams and even the "green coffee". And for the most passionate it is good to eat just like that, the seed itself, naturally. A curiosity: in Bronte pistachios are still called today with an Arabic word (frustach) even if sometimes the term "scornabecco" is used, derived from the Spanish "cornicabra" (horn of goat) because of the shape of the fruit.

giovedì 28 giugno 2018

Bronte e le sue chiese --- Churches of Bronte

                                    photos by Grazia Emme  2018 (c)

Quanti di noi sono andati mai a visitare Bronte? No, non il famoso "castello di Nelson", che si trova anche fuori paese, ma il centro storico di questa cittadina aggrappata alle falde dell'Etna. Forse quasi nessuno, perché in pochi sanno quanto sia bella la "città del pistacchio". La prossima volta che capitate a Bronte, andate a vedere cosa vi offre tra stradine in salita e piazze che si aprono all'improvviso, costellate da chiese -bellissime!- non tutte visitabili. Per avere accesso alla maggior parte di loro vi consiglio di andare di domenica.  La Matrice, la chiesa principale di Bronte (in alto a sin.), è dedicata alla Santissima Trinità ed è la più antica dato che risale a metà del secolo XVI. Nata dalla fusione di due chiese (come si vede dal retro più ampio rispetto alla facciata) non ha caratteristiche di particolare bellezza esternamente ma dentro custodisce opere d'arte seicentesche di gran pregio. La chiesa "della Batìa" o di San Silvestro (in basso a sin.) sorge, come una torre difensiva, su quel che resta delle mura a zoccolo di un antico monastero benedettino. Ricostruita dopo il terremoto del 1818 presenta una navata unica e ben 7 altari decorati secondo l'arte del Seicento, periodo in cui la chiesa si sviluppò. Nella foto in alto a destra vedete il bellissimo Santuario dell'Annunziata (1574-1625) costruito secondo canoni molto semplici in cui le uniche decorazioni sono la pietra lavica del campanile, il portone bronzeo e la lunetta colorata che lo sovrasta. Dentro è custodita la statua della Madonna, patrona di Bronte, quadri seicenteschi e un bellissimo soffitto a cassettoni dipinto. La chiesa della Madonna della Catena (1569) vi accoglie  -come vedete nella foto a destra in basso- con un meraviglioso portale in pietra lavica con una porta a formelle di bronzo. Dentro, l'unica navata esplode di bellezza con cinque altari magnificamente decorati da pitture e stucchi barocchi e il soffitto a cassettoni in legno dipinti in ogni dettaglio. Ma queste sono solo alcune delle tante chiese di questo bellissimo centro siciliano ... pur essendo moderna, anche la chiesa del Sacro Cuore merita una visita, splendidamente troneggiante lungo il corso principale; o la Madonna del Rosario che dentro sembra una cascata di panna bianca, con i magnifici stucchi seicenteschi; e che dire di San Giovanni, chiesina semplice affiancata da un robusto campanile nero di pietra lavica, che dentro custodisce la bella statua della Madonna del Lume. E non finisce qui ... per scoprire tutti i tesori di Bronte cliccate su questo link CHIESE DI BRONTE . Resterete senza parole!


How many of us have ever visited Bronte? No, not the famous "castle of Nelson", which is also located outside the town, but the historic centre of this town clinging to the slopes of Mt. Etna. Perhaps almost no one did, because few people know how beautiful the "city of pistachio" really is. Next time you come to Bronte, go and see what it offers you among its steep streets and squares that open suddenly, dotted with  - very beautiful! - churches, though not all of them visitable.  I suggest you to go on a Sunday, so to find the churches open. The Main Church of Bronte (upper left photo), is dedicated to the Holy Trinity and is the oldest since it dates back to the mid-sixteenth century. Born from the fusion of two churches (as seen from the back wider than the façade) it has not particularly beautiful features outside but inside it holds seventeenth-century works of art of great value. The church "della Batìa" or St Silvester (lower left photo) rises, like a defensive tower, on what remains of the walls at the base of an ancient Benedictine monastery. Rebuilt after the earthquake of 1818, it has a single nave and 7 altars decorated according to the 17th century art, a period in which the church developed. In the picture at the top right you see the beautiful Santuario dell'Annunziata (1574-1625) built according to very simple canons, in which the only decorations are the lava stone of the bell tower, the bronze door and the coloured bezel above it. Inside, the statue of the Madonna, patron of Bronte, seventeenth-century paintings and a beautiful painted coffered ceiling. The Church of the Madonna della Catena (1569) welcomes you - as you can see in the picture on the right below - with a wonderful lava stone portal and a bronze-shaped door. Inside, the only nave shines in beauty with 5 altars magnificently decorated with Baroque paintings and stuccos and the wooden coffered ceiling painted in every detail. But these are just some of the many churches in this beautiful Sicilian town ... although it is modern, even the church of the Sacred Heart deserves a visit, splendidly rising along the main course; or the Madonna del Rosario which looks like a cascade of white cream, with magnificent seventeenth-century stuccos; and what about San Giovanni, a small church flanked by a large black lava stone bell tower, which houses the beautiful statue of the Madonna del Lume inside. And it does not end here ... to discover all the treasures of Bronte click on this link CHURCHES OF BRONTE. You will be speechless!

lunedì 11 giugno 2018

Etna Photo Meeting FINALE---Statue e piedistalli

                   PHOTO LORENZO&ANTONIO D'AGATA

Tante persone, tante mani, tante teste... la foto di Lorenzo&Antonio D'Agata che vedete in alto riassume in un solo scatto quello che è un evento come l'Etna Photo Meeting. Evento tutto siciliano che esalta la fotografia nazionale e che è formato da grandi nomi e da piccole formichine che lavorano dietro le quinte. Ideato dai fondatori del Gruppo Fotografico Le Gru 24 anni fa, è iniziato con pochi mezzi e mai ci si sarebbe immaginati di ospitare tra le sue fila un giorno un "dio" come Ferdinando Scianna! Un evento nato da quattro amici al bar, o meglio seduti in un salotto, senza troppe pretese e portato al successo dall'impegno e dall'entusiasmo di decine di altri amici che negli anni si sono uniti a quei quattro e a chi è venuto dopo.  Celebrare Scianna va benissimo, è giusto, come rendere onore a Merlak, a Pitrone, a Lauria, a Zummo, a Strano e a tanti altri nomi che in Sicilia o dalla Sicilia o grazie alla Sicilia hanno reso grande la fotografia. Ma alla fine della nostra piccola cronaca occorre celebrare quei tanti soci senza nomi altisonanti che ogni giorno hanno preso in mano un cacciavite, un martello, un sacco della spazzatura, una scopa, una penna, un portafogli, un computer, un cavo elettrico, una presa a muro, un pacco di caramelle, acqua fresca portata al momento giusto, un "selz" per l'amico assetato ... tutti quei soci vecchi e nuovi che sono passati solo per un saluto, solo per chiedere "come stai oggi?",  che hanno chiamato da Palermo per dire "se volete vi aiuto" ... che erano lì  per consolarti nei momenti di panico e per ridere con te quando tutto gira dritto. Come ha detto il mio saggio amico Antonio Torrisi, proprio stamattina: "Nessuno guarderebbe una bella statua se non ci fosse un piedistallo sotto che la regge". Grazie, quindi, ai tantissimi piedistalli silenziosi che hanno reso visibile questo meeting, successo incomparabile della volontà di ferro di Ferdinando Portuese. Il presidente ha issato la statua e in tanti... davvero tantitantitantitanti... l'abbiamo tenuta in piedi. E' un onore e un piacere essere stata, con Sicilia Muse Culture, un piedistallo insieme a  tutti voi. VIVA LE GRU.

Many people, many hands, many heads ... the photo by Lorenzo & Antonio D'Agata that you see above,  summarizes in one shot what is an event like the Etna Photo Meeting. An all-Sicilian event that enhances national photography and consists of big names and many little ants working behind the scenes. Created by the founders of the Photographic Group Le Gru 24 years ago, it started with very few means and no one would have ever imagined to host -among its ranks- a "god" like Ferdinando Scianna, someday! An event created by four friends at a café table, or rather sitting in a living room, without too many expectations and brought to success by the commitment and enthusiasm of dozens of other friends who joined the four and those who came later. Celebrating Scianna is fine, it is right, so as to honor names like Merlak, Pitrone, Lauria, Zummo, Strano and many other names that in Sicily or from Sicily or thanks to Sicily have made photography great. But at the end of our little chronicle we must celebrate those many simple members without high-sounding names who every day have picked up a screwdriver, a hammer, a trash bag, a broom, a pen, a wallet, a computer, an electric cable, a wall socket, a pack of candies, bottles of water  brought at the right time, a "selz lemonade" for the thirsty friend ... all those old and new members who have just come to visit for a greeting, just to ask "how are you today? ", or called from Palermo to say " if you want any help, I'll be there for you "... who  were there to console you in moments of panic and to laugh with you when everything goes right. As one of my wise friends said, just this morning: "No one looks at a beautiful standing statue if there is not a pedestal underneath that holds it". Thanks, therefore, to the many silent pedestals that have made this meeting visible and an incomparable success started from the iron will of our president, Ferdinando Portuese. The president has put the statue up high, and many ... really MANYMANYMANYMANY ... other people have held it standing. It was an honor and a pleasure, with Sicilia Muse Culture, to have been another pedestal together with all of you. LONG LIVE "LE GRU"!

mercoledì 6 giugno 2018

Etna Photo Meeting 3---Libri faciunt labra


Tanti bravissimi siciliani in mostra, ancora oggi e fino al 10 giugno, all'Etna Photo Meeting di Aci Bonaccorsi, gestito dal Gruppo Fotografico Le Gru. Arriva da Palermo il fotografo di scena Martino Zummo che con la sua macchina però ritrae molto più di sfondi e prove teatrali. La sua mostra "In Viaggio" ci porta alla scoperta di luoghi che raccontano, con le espressioni di chi li vive, storie di ieri e di oggi. E' catanese Valeria Laudani che con il suo "Attimi, Sicilia di Poesia" traduce in immagini i versi che lei stessa pensa e trasforma in poesia, tra un vicolo di Catania e un basso, tra una scena di fiera e giochi di strada. Ninì Agnini scattava foto negli anni Trenta e poi negli anni Cinquanta, Sessanta ... foto "di famiglia" ma realizzate con una cura e precisione che rasentano la professionalità.
Un discorso a parte merita Roberto Strano (immagine in basso), fotografo di Caltagirone che "racconta" storie di vite vissute tramite gli sguardi e le civetterie malinconiche di una casa di riposo col suo "De Senectute", mostra realizzata con stampe in sali d'argento. Di tutti questi racconti ci racconterà --e il gioco di parole è voluto!-- anche l'avvocato Pippo Pappalardo, critico fotografico di alto spessore, questa sera 6 giugno, spiegandoci anche l'inerenza col titolo in latino che contraddistingue l'intera mostra 2018. 


Many talented Sicilians on exhibition, still today and until June 10, at the Etna Photo Meeting of Aci Bonaccorsi, managed by the Photographic Group Le Gru. The stage photographer Martino Zummo arrives from Palermo, but with his camera he portrays much more than theatrical backgrounds and rehearsals. His exhibition "In Viaggio" leads us to the discovery of places that tell, with the expressions of those who live them, stories of yesterday and today.  Valeria Laudani lives in Catania and with her "Attimi, Sicily of Poetry" translates into images the verses that she herself thinks and turns into poetry, between an alley of Catania and a poor house, between a scene of fair and street games. Ninì Agnini took photos in the 1930s and then in the Fifties, Sixties ... "family" photos but taken with such a care and precision that make them very professional.
Roberto Strano (SMALL PHOTO ABOVE), a Caltagirone photographer , deserves a specific mention: his pictures "tell" stories of long lives experienced through the melancholic looks and emotions of a retirement home with his "De Senectute", an exhibition realized with silver salts photos. About all these tales will tell us - and the game of words IS on purpose! - even the lawyer Pippo Pappalardo, a smart and sensitive photographic critic, this evening June 6, explaining also the inherence with the  Latin title that distinguishes the entire exhibition 2018 .