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sabato 6 giugno 2026

Carattere e gusto: Messinesi - People and flavour

 




Messina è come quella signorina pallida, raffinata, svenevole, sempre muta, sottomessa, timida che... nel momento di una improvvisa emergenza, a sorpresa, diventa un capitano d'assalto e prende in mano la situazione, risolvendo il problema con forza e determinazione. Non si può spiegare altrimenti una città in apparenza "molle", pigra, sonnolenta che però si è rialzata più volte dalla devastazione: terremoti, guerre, perfino un maremoto spaventoso (nel 1908). Ogni volta, recupera le proprie macerie, rinasce e poi torna a sonnecchiare serena!

I messinesi sono proprio così. Trascinano lentamente il loro dialetto musicale, fatto di consonanti raddoppiate "per noia" e di vocali allargate per "sbadiglio"... ventiDDue, limuuuna, figghiaaooli ... e con la stessa pacatezza affrontano ogni giorno le sfide di una città portuale e turistica, che non sono da poco. Messina è seduta su un intreccio di faglie sismiche che la mette in pericolo ogni giorno - e solo l'idea di costruire un ponte proprio qui è la follia di chi per orgoglio si venderebbe anche la madre! - eppure affronta il futuro con coraggio e con sicurezza. Rinata dalle ultime macerie più larga, ariosa, luminosa, vanta un patrimonio storico ottocentesco con qualche punto di bellezza medievale che il sisma ha risparmiato. A proposito di determinazione: il Duomo di Messina è uno spettacolo duecentesco... ma in realtà è stato ricostruito negli anni Venti del XX secolo, seguendo passo passo il disegno dell'antica chiesa sbriciolata. E facendola rinascere identica.

Simpatici, tranquilli e buongustai, i messinesi sono famosi nell'isola per:

  • La focaccia messinese - una pizza a base di pomodoro, olive, acciughe, verdura scalora e formaggio "tuma".
  • La braciola - fettine di carne tenera impanata nel pecorino e arrotolata a forma di involtino.
  • Pagnotta Disgraziata pane di semola farcito con melanzane e carciofini sott'olio, olive schiacciate, formaggio, pomodori secchi e salame.
  • Stigghiòla - fettine di budella aromatizzate e avvoltolate intorno a un cipollotto per essere poi cotte alla brace.
  • Stocco alla Ghiotta - baccalà stoccafisso cotto in tegame con  pomodoro, patate, capperi e olive.
  • Pignolata Glassata - un dolce ricco, formato da palline di pasta fritta e farcita con miele, ricoperta poi da glassa al limone e al cioccolato così da formare un montarozzo bianco e nero.

Altro dolce tipico è la grantica caffé e panna. Su tutto, si bevono i vini tipici del posto che sono Malvasìa e Mamertino.



The city of Messina is like that pale, refined, swooning, always silent, submissive, shy young lady who... in the moment of a sudden, unexpected emergency, becomes a commanding officer and takes charge, solving the problem with strength and determination. There's no other way to explain such a "soft," lazy, sleepy city that has, however, repeatedly recovered from devastation: earthquakes, wars, even a terrifying tsunami (in 1908). Each time, it recovers its rubble, is reborn, and then returns to its peaceful sleep!

The people of Messina are just like that. They slowly drag out their musical dialect, made of doubled consonants "out of boredom" and widened vowels "out of yawning"... ventiDDue, limuuuna, figghiaaooli... and with the same calm they face the daily challenges of a port and tourist city, which are no small feat. Messina sits atop a network of seismic faults that puts it in daily danger—and the mere idea of ​​building a bridge here is the folly of someone who would sell their mother for pride!—yet it faces the future with courage and confidence. Reborn from the last rubble much larger, airier, and brighter, it boasts a 19th-century historical heritage with a few medieval beautiful spots that the earthquake spared. Speaking of determination: Messina's Cathedral is a 13th-century spectacle... but in reality, it was rebuilt in the 1920s, following the design of the ancient, crumbled church step by step. And rebuilt identical!


Friendly, laid-back, and gourmet, the people of Messina are famous throughout the island for preparing charming recipes, such as:


  • Focaccia Messinese—a pizza made with tomatoes, olives, anchovies, scallion vegetables, and "tuma" cheese.
  • Braciola—slices of tender meat breaded in pecorino cheese and rolled into a roulade.
  • Pagnotta Disgraziata -  bread stuffed with eggplant and artichokes, crushed olives, cheese, sun-dried tomatoes, and salami.
  • Stigghiòla - slices of flavored intestines wrapped around spring onions and grilled.
  • Stocco alla Ghiotta - cod stockfish cooked in a pan with tomatoes, potatoes, capers, and olives.
  • Pignolata Glassata - a rich dessert made of fried dough balls filled with honey, then covered with lemon and chocolate glaze to create a black and white "sweet hill".

Another typical dessert is coffee and cream granita. The local wines, Malvasia and Mamertino, are the perfect accompaniment.


domenica 14 dicembre 2025

Carattere e gusto: i Palermitani - People and flavour

 



Palermo è il capoluogo della Sicilia... anzi, "la capitale". Perchè tale si sente e perchè davvero fu capitale di una nazione (Regno di Sicilia) in passato. La decadenza improvvisa sopraggiunta dopo l'Unità d'Italia è arrivata come una mazzata sulla elegante città portuale... Palermo viene da Panormus, tutto porto ... e si vede ancora oggi nel contrasto violento tra le sue due anime: estremamente popolare ed estremamente aristocratica. Nessuna via di mezzo.

Per troppo tempo identificata come "città mafiosa", Palermo negli ultimi 30 anni ha fatto in modo di liberarsi da questa pesante etichetta. Lo ha fatto lentamente, con il suo tempo. Perchè i suoi abitanti sono così...lenti, pigri, certi che prima o poi il risultato lo otterranno. Il palermitano, rispetto al catanese, è un fatalista che attende sulla riva del fiume gli eventi che accadono. Agisce poco e quando agisce lo fa nel silenzio, nel riserbo della sua intimità. Allo stesso tempo, il palermitano è conciliante. A lui va bene tutto, è pronto ad accogliere chiunque, purchè non dia fastidio. Ed ecco perchè nei secoli qui si sono incontrate e intrecciate culture cristiane, islamiche, ebree, capitalistiche e comuniste!

Il simbolo del gusto di Palermo, oltre alla citatissima "arancina" ... che qui è rigorosamente femmina... è certamente la pasta con le sarde. Ma anche la cuccìa, il dolce a base di grano bollito tipico di Santa Lucia. O ancora lo street food estremo come "pane e panelle" o "panino c'a meuza".

  • Pane e panelle: si tratta di pasta di ceci in pastella, fritta sul momento e consumata calda in mezzo al pane.
  • Panino c'a Meuza: è un panino ripieno di milza e frattaglie di vitello, bollite e ripassate in padella.
  • Pasta con le Sarde: in realtà è una variante della normale pasta e acciughe. Qui si aggiungono finocchietto, una spruzzata di pomodoro, mollica di pane tostata e a volte anche i pinoli.
  • Pizza Sfincione: è una focaccia molto morbida che si condisce con pomodoro, caciocavallo, pecorino, cipolla, acciughe, olio e origano. 
  • Cuccìa: è un dolce "povero" della tradizione invernale che si serve per lo più a Santa Lucia (13 dicembre); si prepara con grano bollito mescolato a ricotta, crema di latte o crema di cioccolato.

Su tutto si beve il vino rosso Syrah oppure le ottime bottiglie di Monreale Bianco.



Palermo is the main city of Sicily... or rather, "the capital city". Because it feels that way and because it truly was the capital of a nation (the Kingdom of Sicily) in the past. The sudden decline that followed the unification of Italy hit like a blow this elegant port city... Palermo comes from Panormus, meaning "great port"... and it is still visible today in the violent contrast between its two souls: extremely popular and extremely aristocratic. There's no middle ground.

For too long identified as a "mafia city," Palermo has managed to free itself from this burdensome label over the past 30 years. It has done it very slowly, over time. Because its inhabitants are so... slow, lazy, certain that sooner or later they will achieve their goals. The Palermitan, compared to the Catanese, is a fatalist who waits on the riverbank for events to unfold. He acts little, and when he does, it happens in the silence and privacy of his intimacy. At the same time, the Palermitan people are welcoming. They're happy with anything; they're ready to welcome anyone, as long as they don't bother. And that's why, over the centuries, Christian, Islamic, Jewish, capitalist, and communist cultures have met and intertwined here!

The symbol of Palermo's culinary tradition, besides the much-cited "arancina"... which here is strictly female... is certainly pasta with sardines. But also cuccìa, the sweet dish made with boiled wheat typical of St Lucy Day. Or even extreme street food like "pane e panelle" or "panino c'a meuza."


  • Pane e panelle (bread and panelle): this is battered chickpea dough, then fried and eaten hot inside a sandwich.
  • Panino c'a Meuza (bread with spleen): this is a sandwich filled with boiled and pan-fried veal spleen and giblets.
  • Pasta con le Sarde: this is actually a variation of the standard pasta and anchovy. Fennel, a splash of tomato, toasted breadcrumbs, and sometimes pine nuts are added to the original recipe.
  • Sfincione Pizza:  is a very soft light pizza topped with tomato, caciocavallo cheese, pecorino cheese, onion, anchovies, oil, and oregano.
  • Cuccìa: it is a traditional winter dessert, mostly served on Saint Lucy Day (December 13th); it consists of boiled wheat mixed with ricotta, cream, or chocolate cream.


A Syrah red wine or an excellent bottle of Monreale Bianco white wine is a perfect accompaniment.

sabato 30 agosto 2025

Carattere e gusto: gli Ennesi - People and flavour

 



Enna, il capoluogo di provincia più alto d'Italia, è anche il cuore fisico vero e proprio della Sicilia. Dall'alto della sua torre di roccia (931 metri sul livello del mare) domina da dietro una cortina di nebbia la valle del Dittaino e mezza Sicilia. Enna e la nebbia sono un binomio quasi inscindibile e la città, che conserva ancora architetture medievali importanti - Castello di Lombardia, il duomo, la Torre di Federico... - appare fredda e cupa ad un primo impatto. Ma se la conoscerete durante gli intensi e commoventi riti religiosi scoprirete un luogo, al contrario, caldo di emozioni.

Essere ennesi significa avere una predisposizione innata all'ospitalità e all'accoglienza. Come spesso avviene per i popoli di montagna, l'isolamento rende empatici e Enna, in silenzio, è una delle città e province che ha applicato più di ogni altra in Sicilia l'azione di assimilare gli stranieri. Se passeggiate oggi a Enna vi troverete circondati da biondi rumeni, donne col velo, ragazzini multicolore. E non li percepirete come stranieri perchè sono parte del contesto ... sono Enna. Non è raro nemmeno vedere queste persone di etnia e cultura diversa partecipare attivamente e con impegno alle spettacolari celebrazioni rituali della Settimana Santa, quando mezza città letteralmente si cala nella parte dei personaggi della passione di Cristo (vedi foto).

Le persone di Enna sono gentili, generose, forse un po' timide e schive ma sicuramente pronte a darsi totalmente a chi domanda aiuto. E con la cucina ci si apre al prossimo in modo totale! A Enna sanno conquistare il cuore e il palato dei visitatori soprattutto con i formaggi (Primosale, Piacentino Giallo), con il pane (il famoso Pan Dittaino) e con dolci dal sapore arabo. Alcune ricette:

  • A Frascàtula - una polenta ricavata dalla pasta di cereali e condita con verdure selvatiche saltate in padella;
  • Polpettone Ennese - un macinato di bovino ammollato nel latte e nell'uovo che si arrotola includendo al suo interno prosciutto, formaggio, verdure varie, piselli prima di essere cucinato in forno;
  • Macco di Fave - una pasta invernale condita con fave stufate e verdure varie;
  • Cassatella - un dolce che si prepara secondo una ricetta del paese di Agira, una piccola mezzaluna di frolla farcita di pasta di mandorla (semplice o al cioccolato) e spolverata di zucchero e canditi.

Su tutto qui si beve lo Zammù, una bevanda dissetante a base di anice.



Enna, Italy's highest provincial capital, is also the very heart of Sicily. From its rocky tower (931 meters above sea level), it dominates the Dittaino Valley and half of Sicily from behind a curtain of fog. Enna and fog are an almost inseparable pair, and the city, which still preserves important medieval architecture—the Castle of Lombardia, the cathedral, the Tower Federico—appears cold and gloomy at first glance. But if you get to know it during the intense and moving religious rites, you'll discover a place, on the contrary, warm with emotion.

Being people from Enna means having a natural predisposition for hospitality and welcome. As often happens with mountain people, isolation fosters empathy, and Enna, quietly, is one of the cities and provinces in Sicily that has applied the assimilation of foreigners more than any other. If you stroll through Enna today, you'll find yourself surrounded by blond Romanians, veiled Muslim women, and multicoloured children. And you won't perceive them as foreigners because they're part of the context... they are Enna. It's also not uncommon to see these people of different ethnicities and cultures actively and enthusiastically participate in the spectacular ritual celebrations of Holy Week, when half the city literally takes on the role of characters in the Passion of Christ (see photo).


The people of Enna are kind, generous, perhaps a little shy and reserved, but certainly ready to give themselves completely to those who ask for help. And through their cuisine, they open themselves completely to others! In Enna, they know how to win over the hearts and palates of visitors, especially with their cheeses (Primosale, Piacentino Giallo), bread (the famous Pan Dittaino), and Arab-flavored sweets. Some recipes:


A FRASCATULA - a polenta made from grain dough and topped with sautéed wild vegetables;

ENNESE MEATBALL - minced beef soaked in milk and egg, rolled up with ham, cheese, various vegetables, and peas before being baked in the oven;

BEANS MACCO - a winter pasta dish topped with stewed  beans and various vegetables;

CASSATELLA - a dessert made according to a recipe from the town of Agira, a small crescent-shaped pastry filled with almond paste (plain or with chocolate) and dusted with sugar and candied fruit.


To top it all off, people here drink Zammù, a thirst-quenching anise-flavored drink.


giovedì 20 luglio 2023

In Sicilia l'integrazione (non) esiste - Sicily, where integration does (not) exist

 

photo grazia m for Sicilia MC


La parola "integrazione" in Sicilia non esiste. NON PUO' esistere. Non ha senso.

La Sicilia nasce essa stessa da una millenaria integrazione di popoli, religioni e culture. Voler insegnare "l'integrazione" ai siciliani sarebbe come voler insegnare la parola "dolci" a un pasticcere, o come voler insegnare a un meccanico cosa è un "motore".

Intendiamoci ... la Sicilia fa parte dell'Italia e dell'Europa, e come tale segue le mode e le tendenze del continente. Se tutti vanno alla crociata, ci vanno pure i siciliani. Se tutti dicono che gli immigrati sono brutti e cattivi lo diranno anche i siciliani. Però....

Però mentre Federico II guidava i siciliani alle crociate, affidava la costruzione dei propri palazzi ad architetti arabi ed emanava leggi che lasciavano la libertà di culto agli arabi e agli ebrei rimasti sull'isola. E così è ancora oggi. Ad ogni angolo di strada troverete "siciliani patriottici" che gridano "prima gli italiani", votano i partiti conservatori e chiamano gli immigrati "delinquenti". Ma una volta lasciato l'angolo della strada e tornati alle loro case... ognuno di quei siciliani avrà un amico senegalese, una fidanzata marocchina, un dipendente albanese, un socio in affari rumeno, con i quali andrà d'amore e d'accordo.

L'integrazione, qui da noi, si fa. Non si dice. Noi accogliamo gli stranieri sempre e comunque, anche mentre ci lamentiamo di loro e facciamo finta di odiarli. Perchè noi stessi siamo frutto di integrazioni millenarie e la "diversità" l'abbiamo nel sangue. 

Andate alle isole Eolie in inverno, quando i turisti partono e restano poche centinaia di abitanti. Di questi abitanti il 40% sono albanesi, rumeni, marocchini o tunisini. Andate a Enna o a Caltanissetta, province che vivono di agricoltura: i circoli cittadini e le sedi dei sindacati mostrano insegne scritte in italiano, arabo e rumeno. Andate a Mazara del Vallo, dove oggi si candidano al consiglio comunale cittadini italiani che di cognome fanno Abdulabbas, Mansour, Sahid. Andate a Mussomeli (Caltanissetta), a Sambuca di Sicilia (Agrigento), a Gallodoro (Messina), a Vittoria (Ragusa) ... dove mancano i medici, i contadini e gli operai ... e i sindaci li fanno arrivare da Cuba, Argentina, Siria e Marocco. Ad Agrigento abbiamo il cimitero musulmano. A Catania la più grande moschea del sud Italia. A Palermo è tornata la comunità ebraica e la sinagoga.

Tutto questo mentre i vertici del potere inneggiano alla purezza della razza e allo stop alle migrazioni.

Ma le migrazioni non si possono fermare. E nessuno meglio di noi siciliani sa che portano solo ricchezza. Per questo da noi l'integrazione (non) esiste.



The word "integration" does not exist in Sicily. It CANNOT exist. It does not make any sense.

Sicily itself was born from a millenary integration of peoples, religions and cultures. Trying to teach "integration" to Sicilians would be like wanting to teach the word "sweets" to a pastry chef, or like wanting to teach a mechanic what an "engine" is.

Of course ... Sicily is part of Italy and Europe, and as such it also follows the fashion and trends of the continent. If everyone goes to the crusades, so will Sicilians. If everyone says that immigrants are ugly and bad people, Sicilians will say it too. BUT ....

BUT while Frederick II was leading the Sicilians to the crusades, he entrusted the construction of his palaces to Arab architects and issued laws which gave freedom of worship to the Arabs and Jews who remained on the island. And so it is, still today. At every street corner you will find "patriotic Sicilians" shouting "Italians first!", voting for conservative parties and calling immigrants "criminals". But once they leave the street corner and return to their homes... each of those Sicilians will have a Senegalese friend, a Moroccan fiancée, an Albanian employee, a Romanian business partner, with whom they will get along very well.

Integration, here, is something YOU DO. Not just something you talk about. We always welcome foreigners, even while we complain about them and pretend to hate them. Because we ourselves are the result of millenary integrations and "diversity" is in our blood.

Go to the Aeolian Islands in winter, when the tourists leave and a few hundred inhabitants remain. Of these inhabitants, 40% are Albanian, Romanian, Moroccan or Tunisian. Go to Enna or Caltanissetta, districts that live off agriculture: the city clubs and trade union offices show signs written in Italian, Arabic and Romanian. Go to Mazara del Vallo, where Italian citizens with surnames as Abdulabbas, Mansour, Sahid are running for city council today. Go to Mussomeli (Caltanissetta), Sambuca di Sicilia (Agrigento), Gallodoro (Messina), Vittoria (Ragusa) ... where doctors, farmers and workers are missing ... and the mayors bring them from Cuba, Argentina, Syria and Morocco. In Agrigento we have the Muslim cemetery. In Catania there is the largest mosque in southern Italy. The Jewish community and the synagogue are back in Palermo.

All this happens, while the leaders of power praise the purity of the race and the stop to migrations.

But migrations cannot be stopped. And no one knows better than us Sicilians that they only bring wealth. This is why integration, here does (not) exist.