lunedì 29 dicembre 2025

Lorenzo Reina

 




Se n'è andato il pastore sognatore... un uomo che un giorno, mentre portava al pascolo le pecore, sognò un teatro di pietra. E, sasso su sasso, da solo, lo costruì. Su una delle cime dei Monti Sicani (Agrigento), ad abbracciare il sole al tramonto. 

 Lorenzo Reina è morto. 

Un altro poeta che viene a mancare ... troppo presto... in questo mondo sempre più arido. Avevo avuto l'onore di scrivere di lui e del suo teatro qualche tempo fa, per lavoro (clicca QUI) e mi ero subito innamorata della sua storia e della sua stupenda famiglia. Uno dei suoi figli, Libero Reina, ha una pagina Instagram che si chiama IOSONOLIBERO in cui canta le meraviglie della Sicilia e della sua anima araba. Un erede della luce del padre, che sicuramente porterà avanti la sua poesia così come la moglie, l'altro figlio e tutti i suoi amici porteranno avanti la sua opera di bellezza e di cultura. Addolora moltissimo la scomparsa di una persona bella. E Lorenzo Reina sicuramente lo era. Ha lasciato in eredità a tutti noi, attraverso il suo TEATRO ANDROMEDA, il comandamento sacrosanto che tutti i sogni si possono realizzare, con pazienza e fiducia: sasso su sasso su sasso su sasso... . 

 -------------- NELLA FOTO: l'ultimo post scritto dal sig. Reina. Una incredibile premonizione. Un delicatissimo e inconsapevole addio.🥺 



The man of dreams has passed away... a Sicilian shepherd who dreamed of a stone theatre in the open air, one day, while grazing his sheep. And, stone by stone, all alone, he built it. On one of the peaks of the Sicani Mountains (Agrigento), embracing the setting sun. 

Lorenzo Reina has died. 

Another poet is gone ... too soon... from this increasingly evil and arid world. I had the honor of writing about him and his theater some time ago, for work (HERE), and I immediately fell in love with his story and his wonderful family. One of his sons, Libero Reina, has an Instagram page called IOSONOLIBERO where he sings of the wonders of Sicily and its Arab soul. An heir to his father's light, who will surely carry on his poetry, just as Lorenzo's wife, his other son, and all his friends will carry on his work of beauty and culture. The loss of a beautiful person is deeply saddening. And Lorenzo Reina certainly was. He left us all, through his ANDROMEDA THEATRE, the sacred commandment that all dreams can come true, with patience and faith: stone by stone by stone by stone... 


 -------------- IN THE PHOTO: Mr. Reina's last post. An incredible premonition. A delicate and unconscious farewell. 🥺

domenica 14 dicembre 2025

Carattere e gusto: i Palermitani - People and flavour

 



Palermo è il capoluogo della Sicilia... anzi, "la capitale". Perchè tale si sente e perchè davvero fu capitale di una nazione (Regno di Sicilia) in passato. La decadenza improvvisa sopraggiunta dopo l'Unità d'Italia è arrivata come una mazzata sulla elegante città portuale... Palermo viene da Panormus, tutto porto ... e si vede ancora oggi nel contrasto violento tra le sue due anime: estremamente popolare ed estremamente aristocratica. Nessuna via di mezzo.

Per troppo tempo identificata come "città mafiosa", Palermo negli ultimi 30 anni ha fatto in modo di liberarsi da questa pesante etichetta. Lo ha fatto lentamente, con il suo tempo. Perchè i suoi abitanti sono così...lenti, pigri, certi che prima o poi il risultato lo otterranno. Il palermitano, rispetto al catanese, è un fatalista che attende sulla riva del fiume gli eventi che accadono. Agisce poco e quando agisce lo fa nel silenzio, nel riserbo della sua intimità. Allo stesso tempo, il palermitano è conciliante. A lui va bene tutto, è pronto ad accogliere chiunque, purchè non dia fastidio. Ed ecco perchè nei secoli qui si sono incontrate e intrecciate culture cristiane, islamiche, ebree, capitalistiche e comuniste!

Il simbolo del gusto di Palermo, oltre alla citatissima "arancina" ... che qui è rigorosamente femmina... è certamente la pasta con le sarde. Ma anche la cuccìa, il dolce a base di grano bollito tipico di Santa Lucia. O ancora lo street food estremo come "pane e panelle" o "panino c'a meuza".

  • Pane e panelle: si tratta di pasta di ceci in pastella, fritta sul momento e consumata calda in mezzo al pane.
  • Panino c'a Meuza: è un panino ripieno di milza e frattaglie di vitello, bollite e ripassate in padella.
  • Pasta con le Sarde: in realtà è una variante della normale pasta e acciughe. Qui si aggiungono finocchietto, una spruzzata di pomodoro, mollica di pane tostata e a volte anche i pinoli.
  • Pizza Sfincione: è una focaccia molto morbida che si condisce con pomodoro, caciocavallo, pecorino, cipolla, acciughe, olio e origano. 
  • Cuccìa: è un dolce "povero" della tradizione invernale che si serve per lo più a Santa Lucia (13 dicembre); si prepara con grano bollito mescolato a ricotta, crema di latte o crema di cioccolato.

Su tutto si beve il vino rosso Syrah oppure le ottime bottiglie di Monreale Bianco.



Palermo is the main city of Sicily... or rather, "the capital city". Because it feels that way and because it truly was the capital of a nation (the Kingdom of Sicily) in the past. The sudden decline that followed the unification of Italy hit like a blow this elegant port city... Palermo comes from Panormus, meaning "great port"... and it is still visible today in the violent contrast between its two souls: extremely popular and extremely aristocratic. There's no middle ground.

For too long identified as a "mafia city," Palermo has managed to free itself from this burdensome label over the past 30 years. It has done it very slowly, over time. Because its inhabitants are so... slow, lazy, certain that sooner or later they will achieve their goals. The Palermitan, compared to the Catanese, is a fatalist who waits on the riverbank for events to unfold. He acts little, and when he does, it happens in the silence and privacy of his intimacy. At the same time, the Palermitan people are welcoming. They're happy with anything; they're ready to welcome anyone, as long as they don't bother. And that's why, over the centuries, Christian, Islamic, Jewish, capitalist, and communist cultures have met and intertwined here!

The symbol of Palermo's culinary tradition, besides the much-cited "arancina"... which here is strictly female... is certainly pasta with sardines. But also cuccìa, the sweet dish made with boiled wheat typical of St Lucy Day. Or even extreme street food like "pane e panelle" or "panino c'a meuza."


  • Pane e panelle (bread and panelle): this is battered chickpea dough, then fried and eaten hot inside a sandwich.
  • Panino c'a Meuza (bread with spleen): this is a sandwich filled with boiled and pan-fried veal spleen and giblets.
  • Pasta con le Sarde: this is actually a variation of the standard pasta and anchovy. Fennel, a splash of tomato, toasted breadcrumbs, and sometimes pine nuts are added to the original recipe.
  • Sfincione Pizza:  is a very soft light pizza topped with tomato, caciocavallo cheese, pecorino cheese, onion, anchovies, oil, and oregano.
  • Cuccìa: it is a traditional winter dessert, mostly served on Saint Lucy Day (December 13th); it consists of boiled wheat mixed with ricotta, cream, or chocolate cream.


A Syrah red wine or an excellent bottle of Monreale Bianco white wine is a perfect accompaniment.

martedì 18 novembre 2025

Punto più a sud di Sicilia - Southernmost point of Sicily

 



Dicono che il punto più a sud della Sicilia sia l'Isola delle Correnti, a Portopalo di Capo Passero (Siracusa). E in effetti questa è l'ultima porzione di terra della grande isola che segna l'estensione più meridionale d'Italia. Ma ci di spiace deludervi ... no! Non è questo il limite estremo della nazione, se consideriamo anche le isole più lontane in assoluto. Che fanno comunque parte dell'Italia. 

E allora il punto più a sud della Sicilia è l'isola di Lampedusa. Per la precisione, Cala Francese, la spiaggetta situata nel sud più a sud dell'estremo sud!

Lampedusa, insieme alle isole sorelle Linosa e Lampione, forma un piccolo arcipelago situato geograficamente più vicino all'Africa che all'Italia. Amministrativamente fanno tutte parte della provincia (o Libero Consorzio) di Agrigento, sebbene distino dal loro capoluogo ben 8 ore di nave! Geograficamente, qui, soffiano i venti della Tunisia e approdano le barche dei profughi che lasciano la Libia. Lampedusa fu abitata sempre: da Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni ma anche da esploratori di passaggio (cavalieri francesi, nobili maltesi, perfino un principe russo!) e questo fa dei suoi pochi abitanti ... circa 6000 persone ... una popolazione multietnica, accogliente, dalla mente aperta e dalle caratteristiche uniche. L'unico centro abitato prende il nome di Lampedusa-e-Linosa, coinvolgendo anche l'isolotto vicino nel territorio comunale.

Cala Francese, la piccola baia che si apre a sud, non è una delle più suggestive di Lampedusa (certamente superata dallo splendore di Spiaggia dell'Isola dei Conigli) ma ospita fondali mozzafiato e il primato assoluto, come detto, di "punto più meridionale di Sicilia e d'Italia".


They say the southernmost point of Sicily is Isola delle Correnti, in Portopalo di Capo Passero (district of Syracuse). And indeed, this is the last stretch of land on the large island that marks the southernmost extension of Italy. But we are sorry to disappoint you... no! This isn't the nation's furthest edge, if we also consider the farthest islands which are also part of Italy.

So, the southernmost point of Sicily is the island of Lampedusa. To be precise, Cala Francese, the small beach located in the southernmost of the southernmost!!

Lampedusa, together with its sister islands Linosa and Lampione, forms a small archipelago geographically much closer to Africa than to Italy. Administratively, they are all part of the district (or Free Consortium) of Agrigento, even though they are a full 8-hour boat trip from their capital! Geographically, the winds from Tunisia blow here, and the boats carrying refugees from Libya land here. Lampedusa has always been inhabited: by the Phoenicians, Greeks, Romans, Arabs, Normans but also by passing explorers (French knights, Maltese noblemen, even a Russian prince!), and this makes its few inhabitants... approximately 6,000 people... a multiethnic, welcoming, open-minded population with unique characteristics. The only real town is called Lampedusa-and-Linosa, thus including the nearby islet within the municipal territory.

Cala Francese, the small bay that opens to the south, is not one of the most picturesque on Lampedusa (certainly surpassed by the splendor of Isola dei Conigli Beach), but it boasts breathtaking seabeds and holds the absolute record, as mentioned, of being the "southernmost point of Sicily and Italy."

sabato 30 agosto 2025

Leggenda di Etna la Guerriera - Etna She-Warrior

 

Etna & Tifeo - graphics paint by Grazia M


A Catania l'Etna è femmina. Per noi del posto è "lei", "la Montagna" più che il vulcano. La guardiamo come una madre, come un'entità-donna che nutre e protegge. Ma forse non sappiamo, o abbiamo dimenticato, che la ragione di questa declinazione al femminile nasce dal mito che per primo si è legato a questo monte. L'Etna è anche una guerriera fiera che ha saputo sconfiggere il grande nemico, imprigionandolo nelle viscere della terra.

Il mito ce lo raccontano gli antichi Greci, nella storia di Tifèo (o Tifone) il figlio mostruoso della Terra e dell'Inferno. Il nome Tifeo significa "fumo stupefacente" e richiama sicuramente le polveri che si alzano trascinate dalle trombe d'aria dei tifoni. Tifeo salì all'Olimpo per prendere possesso del monte degli dei e ad uno ad uno li sconfisse tutti. La lotta finale contro Zeus, però, gli fu fatale. Per un attimo sembrò che stesse per avere la meglio sul padre degli dei, ma proprio allora "giunse la ninfa Etna, sua sorellastra, figlia di Urano e Gea (cielo e terra)" e si schierò dalla parte di Zeus incitandolo a non abbandonare la battaglia e aiutandolo a raggiungere la vittoria (**). In realtà, in molte versioni del mito sarebbe Atena - e non Etna - a spronare Zeus alla vittoria... ma qui in Sicilia anche i miti tradizionali cambiano forma.

In breve, la valorosa "guerriera Etna" spinse con forza Tifeo nelle viscere della terra e da allora lo sorveglia e lo tiene prigioniero. Spesso lui si lamenta, si agita e per questo l'Etna trema con terremoti ed eruzioni. A volte prova a fuggire sotto forma di forti venti che arrivano dalle spalle del vulcano ... ma alla fine perde sempre. E torna nelle viscere della roccia. Non potrebbe essere altrimenti. 

LEI, l'Etna, non permetterà mai che il nemico faccia del male alla sua gente.

** notizie tratte da LA TERRA DEGLI DEI , di Sara Favarò (digirolamo editore)



In Catania, Mount Etna is a female. For us locals, it's "she," "lady Mountain," more than the male volcano. We look at it as a mother, as a "woman" who nourishes and protects. But perhaps we don't know, or have forgotten, that the reason for this feminine declination stems from the myth that first attached itself to this mountain. Etna is also a proud she-warrior who defeated the great enemy, imprisoning him in the bowels of the earth.

The ancient Greeks tell us this myth, in the story of Typhoeus (or Typhon), the monstrous son of Earth and Hell. The name Typhoeus means "stunning smoke" and undoubtedly recalls the dust that rises when whirled by typhoon winds. Typhoeus ascended Olympus in order to take possession of the mountain of the gods and defeated them all, one by one. The final battle against Zeus, however, proved fatal. For a moment, it seemed he was about to prevail over the father of all gods, but then "the nymph Etna, his half-sister, daughter of Uranus and Gaia (heaven and earth) arrived" and sided with Zeus, urging the god not to abandon the battle and helping him achieve victory. (**) The fact is that in many versions of the myth, it was Athena—not Etna—who spurred Zeus to victory... but here in Sicily, even traditional myths take a different telling.

In short, the valiant "warrior girl Etna" forcefully pushed Typhoeus into the bowels of the earth and has watched over him ever since, holding him prisoner. He often complains and becomes agitated, which is why Etna trembles with earthquakes and eruptions. Sometimes he tries to escape in the form of strong winds blowing from behind the volcano... but in the end, he always loses. And returns to the bowels of the rock. It couldn't be otherwise.

SHE, Etna, will never allow the enemy to harm her own people.

** news taken from THE LAND OF THE GODS, by Sara Favarò (digirolamo publisher)

Carattere e gusto: gli Ennesi - People and flavour

 



Enna, il capoluogo di provincia più alto d'Italia, è anche il cuore fisico vero e proprio della Sicilia. Dall'alto della sua torre di roccia (931 metri sul livello del mare) domina da dietro una cortina di nebbia la valle del Dittaino e mezza Sicilia. Enna e la nebbia sono un binomio quasi inscindibile e la città, che conserva ancora architetture medievali importanti - Castello di Lombardia, il duomo, la Torre di Federico... - appare fredda e cupa ad un primo impatto. Ma se la conoscerete durante gli intensi e commoventi riti religiosi scoprirete un luogo, al contrario, caldo di emozioni.

Essere ennesi significa avere una predisposizione innata all'ospitalità e all'accoglienza. Come spesso avviene per i popoli di montagna, l'isolamento rende empatici e Enna, in silenzio, è una delle città e province che ha applicato più di ogni altra in Sicilia l'azione di assimilare gli stranieri. Se passeggiate oggi a Enna vi troverete circondati da biondi rumeni, donne col velo, ragazzini multicolore. E non li percepirete come stranieri perchè sono parte del contesto ... sono Enna. Non è raro nemmeno vedere queste persone di etnia e cultura diversa partecipare attivamente e con impegno alle spettacolari celebrazioni rituali della Settimana Santa, quando mezza città letteralmente si cala nella parte dei personaggi della passione di Cristo (vedi foto).

Le persone di Enna sono gentili, generose, forse un po' timide e schive ma sicuramente pronte a darsi totalmente a chi domanda aiuto. E con la cucina ci si apre al prossimo in modo totale! A Enna sanno conquistare il cuore e il palato dei visitatori soprattutto con i formaggi (Primosale, Piacentino Giallo), con il pane (il famoso Pan Dittaino) e con dolci dal sapore arabo. Alcune ricette:

  • A Frascàtula - una polenta ricavata dalla pasta di cereali e condita con verdure selvatiche saltate in padella;
  • Polpettone Ennese - un macinato di bovino ammollato nel latte e nell'uovo che si arrotola includendo al suo interno prosciutto, formaggio, verdure varie, piselli prima di essere cucinato in forno;
  • Macco di Fave - una pasta invernale condita con fave stufate e verdure varie;
  • Cassatella - un dolce che si prepara secondo una ricetta del paese di Agira, una piccola mezzaluna di frolla farcita di pasta di mandorla (semplice o al cioccolato) e spolverata di zucchero e canditi.

Su tutto qui si beve lo Zammù, una bevanda dissetante a base di anice.



Enna, Italy's highest provincial capital, is also the very heart of Sicily. From its rocky tower (931 meters above sea level), it dominates the Dittaino Valley and half of Sicily from behind a curtain of fog. Enna and fog are an almost inseparable pair, and the city, which still preserves important medieval architecture—the Castle of Lombardia, the cathedral, the Tower Federico—appears cold and gloomy at first glance. But if you get to know it during the intense and moving religious rites, you'll discover a place, on the contrary, warm with emotion.

Being people from Enna means having a natural predisposition for hospitality and welcome. As often happens with mountain people, isolation fosters empathy, and Enna, quietly, is one of the cities and provinces in Sicily that has applied the assimilation of foreigners more than any other. If you stroll through Enna today, you'll find yourself surrounded by blond Romanians, veiled Muslim women, and multicoloured children. And you won't perceive them as foreigners because they're part of the context... they are Enna. It's also not uncommon to see these people of different ethnicities and cultures actively and enthusiastically participate in the spectacular ritual celebrations of Holy Week, when half the city literally takes on the role of characters in the Passion of Christ (see photo).


The people of Enna are kind, generous, perhaps a little shy and reserved, but certainly ready to give themselves completely to those who ask for help. And through their cuisine, they open themselves completely to others! In Enna, they know how to win over the hearts and palates of visitors, especially with their cheeses (Primosale, Piacentino Giallo), bread (the famous Pan Dittaino), and Arab-flavored sweets. Some recipes:


A FRASCATULA - a polenta made from grain dough and topped with sautéed wild vegetables;

ENNESE MEATBALL - minced beef soaked in milk and egg, rolled up with ham, cheese, various vegetables, and peas before being baked in the oven;

BEANS MACCO - a winter pasta dish topped with stewed  beans and various vegetables;

CASSATELLA - a dessert made according to a recipe from the town of Agira, a small crescent-shaped pastry filled with almond paste (plain or with chocolate) and dusted with sugar and candied fruit.


To top it all off, people here drink Zammù, a thirst-quenching anise-flavored drink.


domenica 29 giugno 2025

Carattere e gusto: Catanesi - People and flavour

 



Catania non è il capoluogo della Sicilia ma vorrebbe esserlo da sempre e di fatto si comporta come tale! Nel panorama siciliano è una delle città più dinamiche, sicuramente la più moderna e aperta di mente, proiettata sempre verso il futuro come le sue stesse architetture - più volte recuperate da eruzioni e terremoti - lasciano intuire.

Essere catanesi significa avere nel DNA lo spirito dinamico di questa città. Il catanese può "sbattere il muso" mille volte contro gli ostacoli e mille e una volta si rialza e riparte. Può perdere mille partite ma continuerà a gareggiare fino a vincere la mille-e-unesima. I siciliani delle altre provincie  guardano ai catanesi con fastidio e invidia: fastidio perchè la loro arroganza spesso è fin troppo palese, invidia perchè - comunque - gli si riconosce questo essere sempre avanti nelle scelte e nelle decisioni, intraprendenti e atti al comando. Non è un caso se la provincia di Catania ingloba totalmente il corpo del vulcano Etna. Gestire un vulcano tanto attivo è una responsabilità gigantesca, ma il catanese ha saputo assumersela e usarla in positivo per il proprio tornaconto e oggi l'Etna - motore principale del turismo in Sicilia - frutta moltissimo all'economia locale.

Fieri e caparbi, i catanesi hanno lasciato il segno in molti settori della cultura siciliana e italiana. La cucina è una di questi. La Pasta alla Norma, che molti credono porti il nome dell'opera di Bellini, in realtà è l'esaltazione della vanità catanese: "na norma" significa "perfetta" e questo mix di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata che condisce una delle perle tra le ricette siciliane è davvero la perfezione assoluta! Come negarlo? A Catania gusterete, inoltre:


  • La Scacciata - una enorme pizza chiusa condita con carne, pomodoro, cipolla, olive e pecorino fresco con tanto tanto pepe;
  • U Nannatu (detto anche Muccu) - un tipo di pesciolino minuscolo, dalle sembianze di un vermetto, che si muove e si pesca in grosse quantità e che viene utilizzato per creare decine di ricette tra cui delle polpette;
  • Carne di Cavallo - contrariamente a quanto sembri, i cavalli a Catania sono molto amati. Li si alleva un po' ovunque in provincia e li si cura per gare di equitazione o di stile. A volte anche per gare clandestine! La carne di cavallo è un retaggio della cultura araba ancora dominante in Sicilia e si prepara sotto forma di grigliate o di polpette saporite. Questo è lo "street food" più famoso della città;
  • Minni i Sant'Ajta (i seni di Sant'Agata) - sono mini cassate formate da pan di spagna imbevuto di rosolio e mescolato a ricotta, canditi e gocce di ciooccolato. Il tutto coperto da glassa e ciliegie candite.
  • Crespelle Uso Padri Benedettini - sono dei dolci di riso imbevuto di latte e miele, avvolti in pastella e fritti in olio bollente per poi essere ricoperti di zucchero a velo o altro miele.

Su tutto ............si gustano gli ottimi vini Etna Rosso e Etna Bianchi. 



Catania is not the capital of Sicily but it has always wanted to be and in fact it behaves as if it were! In the Sicilian scene this is one of the most dynamic cities, certainly the most modern and open-minded, always projected towards the future as its own architecture - recovered several times from eruptions and earthquakes - suggests.

Being from Catania means having the dynamic spirit of this city in your DNA. The Catanese people can "hit the nose" a thousand times against obstacles and a thousand-and-one times they will get up and start again. They can lose a thousand games but will continue to compete until they win the thousand-and-one. Sicilians from other districts look at the Catanese with annoyance and envy: annoyance because their arrogance is often too obvious, envy because - in any case - they are recognized for always being ahead in choices and decisions, enterprising and capable of command. It is no coincidence that the district of Catania completely encompasses the body of Mount Etna. Managing such an active volcano is a gigantic responsibility, but the people of Catania have been able to take it on and use it positively for their own benefit. Today, Mount Etna - the main engine of tourism in Sicily - brings a lot to the local economy.

Proud and stubborn, the Catanese have left their mark in many sectors of Sicilian and Italian culture. Cuisine is one of these. PASTA ALLA NORMA, which many believe to be named after Bellini's opera, is actually the exaltation of Catania's vanity: "na norma" means "perfect" and this mix of tomato, fried aubergines, basil and salted ricotta that dresses one of the pearls among Sicilian recipes is truly absolute perfection! How can you deny it? In Catania you will also taste:


SCACCIATA - a huge closed pizza made with meat, tomato, onion, olives and fresh pecorino cheese with lots and lots of pepper inside;

U NANNATU (also called Muccu) - a type of tiny fish, resembling a worm, that moves and is fished in large quantities so to be used to create dozens of recipes including delicious meatballs;

HORSE MEAT - contrary to what it seems, horses are very popular and loved in Catania. They are bred almost everywhere in the territory and are cared for, for riding or style competitions. Sometimes ....for clandestine competitions, too! Horse meat is a legacy of the Arab culture still dominant in Sicily and is prepared in the form of grills or tasty meatballs. This is the most famous "street food" in the city;

BREASTS OF ST. AGATHA - are mini cassata sweets made of sponge cake soaked in rosolio and mixed with sugar, ricotta, candies and chocolate chips. They are finally covered with icing and candied cherries.

CRESPELLE USO BENEDETTINI - are sweets made of rice soaked in milk and honey, wrapped in batter and fried in boiling oil - then they are covered with powdered sugar or more honey.

All this can be accompanied  by the excellent "Etna Label" red and white wines.

lunedì 28 aprile 2025

Punto più a est della Sicilia - Easternmost point of Sicily

 

photos by Grazia M for Sicilia Muse Culture


Il punto più orientale in assoluto del territorio siciliano è Capo Peloro - o Capo Faro. Si tratta della estensione ultima della provincia di Messina, quella che termina con il pilone elettrico che delimita il luogo in cui, un giorno, sorgerà la base del famoso "ponte sullo stretto".

Ad oggi, però, Capo Peloro è soltanto una spettacolare spiaggia di sabbia finissima, affacciata sul blu del mare dello Stretto e sulla costa della Calabria. Alle spalle della spiaggia, un centro abitato, un grande faro e una zona lagunare detta Laghetti di Ganzirri, dove - sotto il pelo dell'acqua - vengono allevati molluschi e mitili.

La zona di Capo Peloro è stata da sempre costellata di lagune, tanto è vero che l'antico nome era ghadir al-khanzir (abbeveratoio dei cinghiali). Dal 1972 la laguna di Capo Peloro e dei laghi di Ganzirri è zona protetta, non solo per favorire l'allevamento di vongole e cozze ma anche per permettere a oltre 400 specie di pesci e uccelli di vivere in un ambiente sano e tranquillo. Proprio questo territorio era indicato, dalle antiche leggende, come la tana di Kharybdis (Cariddi), la figlia scalmanata e vorace del dio del mare e della dea terra (Poseidon e Gea) tramutata in mostro marino per aver osato divorare perfino i buoi di Zeus!

A poca distanza da Capo Peloro si possono visitare: Messina, capoluogo del distretto e città di notevole interesse artistico, risorta dalle macerie del sisma e maremoto del 1908 (splendido il duomo normanno ricostruito negli anni Venti, ma anche il Museo Regionale che conserva capolavori dell'arte medievale e moderna e il grande e arioso lungomare) e la città di Milazzo, annidata su una lingua di spiaggia a forma di falce dominata dal Castello medievale.


The easternmost point of the Sicilian territory is Cape Peloro - or Cape Faro. It is the last extension of the district of Messina, the one that ends with the electric tower where, one day, the base of the famous "bridge over the Strait" will rise.

Today, however, Cape Peloro is only a spectacular beach of very fine sand, overlooking the blue sea of ​​the Strait and the coast of Calabria. Behind the beach, a small town, a large lighthouse and a lagoon area called Laghetti di Ganzirri, where - under the water's surface - molluscs and mussels are raised.

The Cape Peloro area has always been dotted with lagoons, infact the ancient name was ghadir al-khanzir (wild boars' watering hole). Since 1972, the lagoon of Cape Peloro and the Ganzirri lakes has been a protected area, not only to promote the farming of clams and mussels but also to allow over 400 species of fish and birds to live in a healthy and peaceful environment. This very territory was indicated, by ancient legends, as the lair of Kharybdis (Cariddi), the wild and voracious daughter of the god of the sea and the goddess of the earth (Poseidon and Gea). She was transformed into a sea monster as a punishment for having dared to devour even Zeus' oxen!

A short distance from Cape Peloro you can visit: Messina, the capital of the district and a city of notable artistic interest, which rose from the rubble of the earthquake and tsunami of 1908 (the Norman cathedral rebuilt in the 1920s is splendid, as are the seafront and the Regional Museum which preserves masterpieces of medieval and modern art) and the city of Milazzo, nestled on a sickle-shaped strip of beach dominated by the medieval castle.