giovedì 19 luglio 2018

Pistacchio, green gold

                            photo  SICILIA MUSE CULTURE  -2018


Originario dell'antica Persia, questo albero della famiglia delle Anacardiacee è arrivato in Europa grazie alle esplorazioni dei Greci e dei Romani che già lo segnalavano col nome di  bistakia diversi secoli prima di Cristo!  Di questa pianta si utilizzano i piccoli frutti e in particolare i semi all'interno di essi, che presentano quel colore verde brillante che ha fatto definire il pistacchio "oro verde". Oro perché è molto prezioso, perché grazie ad esso si possono creare salse, creme, gelati, dolci e dunque la produzione può fare la fortuna di chi lo coltiva. E sicuramente ha fatto la fortuna dei paesi di Bronte e Adrano, sul fianco occidentale dell'Etna, che ormai sono le vere capitali del pistacchio italiano e forse europeo. Il marchio Pistacchio di Bronte, in particolare, è riconosciuto DOP (Denominazione di Origine Protetta). 
Il pistacchio, come ogni pianta, fiorisce tutti gli anni ma chi lo coltiva raccoglie i frutti solo ogni due anni. Il primo anno, infatti, i frutti vengono eliminati prima che maturino e in tal modo la pianta viene stimolata a produrne di più l'anno successivo. Questo rende la coltivazione ricchissima ma anche esposta a notevoli rischi ... perché se nell'anno della raccolta qualcosa andasse storto (per colpa del clima, di incendi o simili) si dovrebbe ricominciare quasi da zero! A Bronte il pistacchio fu portato dai Bizantini ma soltanto con l'arrivo degli Arabi (X secolo) divenne una vera e propria industria redditizia.  Grazie agli Arabi la gente di Bronte ha imparato le tecniche di coltivazione che usa tutt'oggi e che rendono questo pistacchio più buono di tanti altri. Ad esempio, nei filari di piantagione si deve piantare una "pianta maschio" sopravento ogni otto "piante femmina" sottovento e questo perché il vento possa portare i pollini a fecondare più piante possibile! Con il pistacchio di Bronte si producono sughi per condire la pasta, creme dolci da spalmare sul pane, torte e biscotti, gelati e perfino il "caffé verde". E per i più appassionati anche così, al naturale, buoni da sgranocchiare. Una curiosità: a Bronte i pistacchi vengono chiamati ancora oggi con una parola araba (frustach) anche se a volte si utilizza il termine "scornabecco" derivato dallo spagnolo "cornicabra" (corno di capra) per via della forma del frutto.


Originally from ancient Persia, the Pistachio tree arrived in Europe thanks to the explorations of the Greeks and Romans who already mentioned it with the name of "bistakia" several centuries before Christ! We use the small fruits of this plant and in particular the seeds inside them, which have the bright green colour that made the pistachio be called "green gold" . "Gold" because it is very precious, because thanks to it you can create sauces, creams, ice creams, sweets and therefore the production can make the fortune of those who cultivate it. It certainly made the fortune of the Sicilian towns of Bronte and Adrano, on the western flank of Mt. Etna, which are now the real capitals of Italian and perhaps European pistachio. The Pistachio of Bronte brand, in particular, is recognized as a POD (Protected Origin Designation).The pistachio, like every plant, blooms every year, but those who cultivate it take the fruits only every two years. The first year, in fact, the fruits are eliminated before they mature so the plant is stimulated to produce more the following year. This makes the cultivation very rich but also exposed to considerable risks ... because if in the year of harvest something goes wrong (due to the climate, fires or similar) you should start it all over again! In Bronte the pistachio was brought by the Byzantines but only with the arrival of the Arabs (10th centyry) became a real profitable industry. Thanks to the Arabs, the people of Bronte learned the cultivation techniques they still use today, which make this pistachio better than any other. For example, in planting rows here they put a "male plant" upwind every eight "female plants" downwind and this is because the wind can better bring the pollens to fertilize as many plants as possible! With the pistachio of Bronte they produce sauces for the pasta, sweet creams to be spread on bread, cakes and biscuits, ice creams and even the "green coffee". And for the most passionate it is good to eat just like that, the seed itself, naturally. A curiosity: in Bronte pistachios are still called today with an Arabic word (frustach) even if sometimes the term "scornabecco" is used, derived from the Spanish "cornicabra" (horn of goat) because of the shape of the fruit.

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